«Così il Paese sarà stabile per i prossimi trent’anni»

RomaMinistro Roberto Calderoli, inutile chiederle se è soddisfatto...
«Inutile dirle che lo sono. Questo voto è il frutto di tanto, tanto, tanto lavoro».
Si aspettava di riuscire a portare a casa un risultato tanto condiviso?
«Solo sei contrari su 270 votanti. È andata al di là delle migliori aspettative visto che è dal 1993 che non si registrava una simile convergenza tra maggioranza e opposizione».
Dopo anni, tra l’altro, in cui la contrapposizione tra i poli è stata dura e a volte senza esclusione di colpi. Secondo lei da oggi cambia qualcosa?
«Questo metodo l’abbiamo costruito fin dall’inizio coinvolgendo Pd, Idv, Mpa e le autonomie locali nella stesura del provvedimento. D’altra parte, non faccio fatica ad ammettere - e l’ho fatto all’inizio di questo percorso - che è stato un errore fare le riforme a maggioranza. Un errore che abbiamo fatto noi e che hanno fatto anche loro. Ora spero che questo voto sia il primo atto di un metodo di condivisione che faccia sì che questa possa essere una legislatura costituente».
E quali potrebbero essere i prossimi passi?
«Il voto di oggi è un tassello di una riforma complessiva che prevede la riforma costituzionale con quattro passaggi alle Camere e in un anno e mezzo avremo il federalismo fiscale, la riforma costituzionale e la Carta delle autonomie».
C’è chi dice che la sponda del Pd serva anche ad evitare che un referendum confermativo possa affossare la riforma come accadde nel 2006...
«Guardi, condividere una riforma di simile portata con l’opposizione significa poter ragionevolmente sperare che la prossima maggioranza non la cambierà e che per 20-30 anni il Paese potrà contare su regole certe e su un sistema stabile».
Quando il ministro Tremonti è andato in Senato e ha detto che non era possibile fare una previsione sull’impatto finanziario del federalismo fiscale si è temuto che l’opposizione potesse votare no. E si è letto sui giornali di un po’ di freddo tra la Lega e Tremonti...
«Chi conosce la materia sa che era un quesito cui era impossibile dare una risposta perché le variabili sono troppe. Numeri ne abbiamo e tanti, ma è necessaria prima un’armonizzazione tra i quattro diversi livelli di governo: Stato, Regioni, Province e Comuni. Insomma, non si può fare in un giorno la stima di quello che andrebbe visto dal 1948 ad oggi. E comunque non appena avremo le risposte le daremo anche all’opposizione».
Con chi ha lavorato meglio nel centrosinistra?
«Con il relatore di minoranza Walter Vitali. Eppoi, quando dalla commissione si è passati all’Aula anche con Anna Finocchiaro e Luigi Zanda che hanno partecipato ai tavoli e si sono resi conto del lavoro che era stato fatto».
Per esempio?
«Abbiamo avuto il coraggio di rispondere a una serie di incompiute che ci portavamo dietro dalle ultime legislature: dalle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Regioni che dovevano essere fatte con il Codice delle autonomie, alla questione delle città metropolitane di cui si parlava da tempo».
C’è chi dice che il percorso alla Camera non sarà così rapido, causa le perplessità di quegli ambienti di Forza Italia e An più vicini alle ragioni del Sud...
«Mi è stato detto dal nostro capogruppo, Cota, che forse sarà già calendarizzata la settimana prossima. Mi pare, insomma, che le cose procedano bene».
Ma c’è un tira e molla nella maggioranza tra «partito del Nord» e «partito del Sud»?
«Il relatore di maggioranza è Antonio Azzolini che è sindaco di Molfetta. E credo che questa sia la miglior garanzia di tutela del Mezzogiorno. Vorrei che fosse chiaro che abbiamo scelto la strada del federalismo solidale e della responsabilità, nel senso che i parametri devono valere per tutti».
Dopo il voto della Camera si dovrà passare ai decreti delegati, cioè ai contenuti. Una previsione dei tempi?
«Abbiamo al massimo due anni, ma il mio auspicio è che si riesca a chiudere in un anno».
Pensa che sia possibile che dal Pd arrivino anche voti favorevoli e non solo astensioni?
«Magari fosse... Anche se credo sia molto difficile, perché il voto favorevole comporta una condivisione totale che non credo sia possibile. Se pur d’accordo nei principi, infatti, tra noi e l’opposizione restano modulazioni diverse».
Non c’è il rischio che il clima elettorale in vista della tornata di giugno possa condizionare il dibattito sulle riforme?
«In Italia si vota ogni anno e chi segue questa logica sarebbe bene che cambiasse mestiere».