Così Parigi obbliga i fedeli di Allah a rispettare la legge

La strategia del ministro francese dell’Interno Nicolas Sarkozy nei confronti della religione islamica, che conta in Francia cinque milioni di fedeli, è chiara: accettare, anzi incoraggiare la pratica legale del culto nei limiti fissati dalla legge, reprimendo al tempo stesso con molta fermezza i comportamenti illegali, gli incitamenti all’odio e ovviamente ogni forma di complicità col terrorismo. Non deve sorprendere se Sarkozy, 50 anni, sia al tempo stesso il ministro che più ha fatto per dare un volto ufficiale alla comunità islamica transalpina e il più duro nel cacciare gli imam predicatori di violenza. Nel 2003 Sarkozy ha esercitato fortissime pressioni sulla comunità islamica (divisa sulla base dell’origine dei suoi membri, oltre che per l’atteggiamento verso la pratica religiosa) perché si desse una veste ufficiale negoziando intese con le autorità pubbliche. È nato così il Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm). Nell’ottica di Sarkozy le scuole islamiche potranno essere accettate e riconosciute dallo Stato solo se la loro istituzione sarà il frutto di un’intesa tra il Cfcm e le autorità pubbliche, sul modello di quanto è avvenuto per l’istruzione parificata cattolica, protestante ed ebraica. La condizione è che le ipotetiche scuole musulmane di domani s’impegnino a rispettare - come gli istituti privati cattolici, protestanti ed ebraici - le leggi e a impartire un insegnamento tale da non contraddire lo spirito di esse. Con un’eccezione: la recente norma sulla laicità. La scuola pubblica francese è ferrea su questo, al punto che una legge ad hoc, approvata all’inizio del 2004, vieta la presenza nelle aule di qualsiasi segno di «ostentazione religiosa». In particolare il foulard islamico, all’origine del provvedimento. Nelle scuole private religiose nessuno può proibire i segni distintivi delle varie fedi. Nelle scuole ebraiche i ragazzi vanno in aula con la kippah in testa e dunque nelle ipotetiche scuole islamiche nessuno impedirà alle ragazze di portare il foulard. Ma quelle scuole - se e quando nasceranno ufficialmente - dovranno impegnarsi a non trasformarsi in centri dove si predica odio.