"Così Petrucci ci consegna ai criminali della curva"

"Se il Coni allarga la responsabilità oggettiva fuori dagli stadi dovremo scendere a patti con i più facinorosi"

Presidente Pulvirenti, ha sentito le ultime idee per combattere le invasioni barbariche nel calcio?
«Certo che ho sentito, sono bombardato da telefonate e richieste di interventi alla tv. E ho la franca impressione che tutti abbaino alla luna inseguendo regolamenti e leggi che esistono già. Basterebbe applicarle in modo rigoroso. Non solo».
Cosa vuole aggiungere?
«Tutti stanno provando a rovesciare sulle spalle del calcio le responsabilità collettive, della politica e della comunità. Le società sportive sono le vittime, nella circostanza».
Addirittura...
«Certo e glielo dimostro. Ho sentito Petrucci invocare l’allargamento della responsabilità oggettiva anche fuori dallo stadio, territorio entro il quale avvengono il maggior numero di incidenti. Bravissimo. Così ci consegnate nelle mani degli ultrà criminali con i quali dovremmo scendere a patti per ottenere il minore danno possibile. È già successo».
Che cosa è già successo a Catania...
«È successo che abbiamo subito dei ricatti. E per indurci a capitolare hanno cominciato a provocare incidenti. È successo che il giudice sportivo ha applicato il regolamento mettendoci nel conto multe per 200mila euro».
Vogliono provare con le porte chiuse per tutti.
«Non ha funzionato, lo abbiamo sperimentato noi del Catania. Abbiamo pagato gli incidenti col Messina con una squalifica, partite in campo neutro e a porte chiuse. A cosa è servito? A nulla, vietando l’ingresso anche alle persone che in pace entrano in uno stadio. Meglio chiudere le curve, secondo me».
Si può tentare col divieto di trasferte per gli ultrà...
«Io ho avuto il coraggio di sfidare l’ira popolare, l’ho fatto in occasione di Fiorentina-Catania. Ho restituito al mittente i mille e passa biglietti spediti dal club viola. Volevamo dare una lezione, far passare un messaggio. Nel corso di una riunione al ministero dell’Interno ho ricevuto anche i complimenti per l’iniziativa».
Altra proposta: chiudere gli stadi non in regola. Che ne pensa?
«A Catania abbiamo uno stadio vecchio. Sono stati eseguiti alcuni lavori per renderlo meno obsoleto, viabilità, divisione tra settori, installazione dei tornelli. Ma vi chiedo: come si fa a controllare il pubblico se non abbiamo i seggiolini e la gente si ammassa, in piedi, nello stesso settore senza avere il posto fisso sul quale sedersi? Altro che video-sorveglianza. Noi del calcio possiamo vigilare ma se non migliora il Paese, non dobbiamo aspettarci granché».
Per fortuna ci sono le immagini tv che inchiodano i criminali di venerdì sera: lei aveva parlato di 50 persone, sono molti di più...
«Guardi che insisto. I capibranco sono 4-5, poi gli altri, per emulazione, li seguono e diventano un fiume in piena».
Presidente Pulvirenti, lei ha pure criticato l’arbitro Farina sulle prime...
«Certo. E mi sono sentito ridicolo quando ho saputo della tragedia maturata all’esterno dello stadio. Noi, dentro, non avevamo avuto alcun segnale».
A Catania c’è una tesi secondo cui quella di venerdì sera è stata addirittura una vendetta della mafia. Ne ha sentito parlare?
«Non so se c’entri o meno la mafia. So invece, perché la denuncia, documentata, arriva da un magistrato di Catania, che è in atto una guerra non dichiarata in pubblico ma sui muri degli stadi e sui blog, tra ultrà e forze dell’ordine. E questo accade non solo a Catania, ma in tutto il Paese».
Ha sentito le critiche ricevute da Zamparini?
«Con un morto per strada, mi posso preoccupare di quel che dice Zamparini?».
Pensa ancora di lasciare il calcio?
«Ora no, non mollo. Lo faccio per i tanti catanesi che incontro per strada. Sono i loro occhi a implorarmi di restare».