«Così portiamo il berlusconismo nella cultura»

Milano«La cosa che mi dà più soddisfazione è vedere in platea cinquecento giovani e non le solite nostre facce...». Mariastella Gelmini è a Moniga del Garda per il convegno inaugurale di «Liberamente», fondazione del centrodestra che si riconosce nel pensiero e nell’azione del fondatore di Forza Italia e del Pdl. Ma guai a chi definisce «corrente» la creatura che ha fondato insieme ai ministri Sandro Bondi e Franco Frattini: «È ridicolo parlare di correnti».
La domanda resta d’obbligo: è la corrente di Silvio Berlusconi?
«Per noi il Pdl è Berlusconi e tutti noi siamo qui a dare una mano. Insieme a Magna Charta, Rel, Rete Italia, vogliamo creare un’associazione per affiancare l’azione riformista di Berlusconi. Liberamente non è una corrente ma un laboratorio di idee, uno spazio di libertà in cui coinvolgere i giovani, che qui sono cinquecento. A noi il concetto di corrente richiama la liturgia della prima Repubblica di cui non abbiamo nostalgia. La corrente si colloca dentro un partito ed emerge nel congresso. Liberamente è un progetto culturale che non vuole entrare nelle dinamiche del Pdl...».
E allora qual è l’obiettivo?
«Proporre il berlusconismo, una conquista del Paese che vogliamo difendere non solo all’interno del Pdl ma anche in un ambito culturale in cui vige l’egemonia della sinistra, che pensa che il centrodestra sia privo di identità culturale. Invece il berlusconismo ha cambiato la politica e il Paese, richiamandosi alla rappresentanza popolare, alla chiarezza dei programmi e del linguaggio, al legame con gli elettori. Non è qualcosa da mettere tra parentesi, come vorrebbe la sinistra che propaga la sua retorica del pessimismo. Ma proprio perché è un momento di crisi e di difficoltà non si può diffondere sfiducia ma è necessario puntare sull’ottimismo della volontà».
In realtà qualche divergenza di vedute esiste anche nel Pdl. La vostra è una risposta agli attacchi di FareFuturo, la fondazione di Gianfranco Fini?
«Questa fondazione liberamente si confronterà con tutte le fondazioni affini ma da posizioni diverse. Non ci spaventa il confronto con la fondazione di Fini o con altre, incluse quelle che fanno riferimento al Pd. Non abbiamo paura di dire la nostra. Finora una carenza del centrodestra è stata non entrare nella cultura, è una lacuna storica fin dal 1994. Invece è fondamentale contribuire a formare l’opinione pubblica e gli spazi di dibattito aiutano il partito a crescere. Diversamente dalla sinistra, che cavalca le paure dei giovani, enfatizza il problema del precariato, che pure esiste, noi non vogliamo cavalcare le paure ma trovare soluzioni».
Vuol dire che la vostra fondazione punta a intercettare ambienti tradizionalmente di sinistra?
«Con Bondi e Frattini abbiamo voluto agire nelle roccheforti della sinistra: la scuola, l’università. Ma per fortuna anche tra gli uomini di cultura molte persone sono stanche della sinistra, si riconoscono in una cultura del merito e della responsabilità. Hanno solo bisogno di un contenitore per uscire allo scoperto ed è ciò che vogliamo offrire loro. In passato è prevalso un timore reverenziale, adesso noi vogliamo affermare una cultura di centrodestra anche nella scuola e nell’università».
Questi giovani iscritti a Liberamente sono un vivaio di futuri consiglieri, assessori, parlamentari del Pdl?
«Certamente sì, possono essere la classe dirigente di domani. Vogliamo promuovere un ricambio generazionale, lo stesso su cui Berlusconi ha investito dal 1994 e che può rafforzarsi con l’innesto di giovani che non sono pronti a iscriversi a un partito ma sono interessati a lavorare a una fondazione. La fondazione si rivolge anche agli amministratori locali che non partecipano ancora alla vita del partito, magari perché sono stati eletti nelle liste civiche».
Il ministro Bondi ha parlato di un partito del futuro, che vada oltre le tessere. Concorda?
«In America il confronto avviene proprio in questo modo, non più sulle tessere ma con i think tank, le associazioni e non è niente di eversivo. Questa operazione non c’entra con le tessere né con i congressi. Vogliamo confrontarci sul piano delle proposte».
Lei ha proposto test a scelte multiple per la maturità e lezioni in inglese alle superiori. La scuola, come la politica, ha bisogno di svecchiamento?
«La Fondazione è partita occupandosi di scuola sia perché in Senato è in atto la riforma universitaria, sia perché vogliamo coinvolgere studenti e insegnanti nell’associazione e promuovere il confronto con i sistemi di formazione degli altri Paesi per uscire dal provincialismo. Dobbiamo capire che se il mondo va in una direzione, non possiamo stare fermi e rifiutare qualsiasi cambiamento. I test che misurano l’apprendimento sono un processo inarrestabile».