Così il potere dimostra che la Costituzione non ha valore

Un sovversivo, pericoloso per la sicurezza della “dittatura democratica” del popolo cinese. Eppure il dissidente Liu Xiaobo, condannato a 11 anni di reclusione, chiedeva che il governo ascoltasse proprio le esigenze democratiche del popolo. Dov’è la sua colpa, allora? La spiegazione è tutta in quell’ossimoro con cui la corte motiva il suo verdetto: “dittatura democratica”. Ovvero assolutismo del Partito comunista. È questo che Liu Xiaobo, insieme ai firmatari di Charta 08, ha osato mettere in discussione e per questo pagherà. Ma per relegarlo al silenzio e dare un monito a chiunque pensi di alzare la testa, la Cina ha finito per contraddire se stessa.
A mettere in luce la contraddizione è lo statista Bao Tong, collaboratore del segretario generale Zhao Ziyang e ora agli arresti domiciliari per essersi opposto al massacro di Tienanmen nel 1989: il processo contro Liu Xiaobo è di fatto «un processo contro le richieste contenute in Charta 08, che a loro volta sono iscritte nella Costituzione cinese». Se il governo e il Partito – continua Bao – «ordinano al tribunale di giudicare colpevole Charta 08, questo non significa altro che togliere ai cittadini il diritto alla libertà di espressione, pubblicazione, associazione, protesta e dimostrazione... Significa, quindi, dare l’annuncio che la Costituzione è nulla e vuota».
Il crimine di «incitamento alla sovversione contro il potere dello Stato» è stato adottato dal Codice penale cinese nel 1997 ed è usato in modo regolare contro personalità che cercano soltanto libertà di espressione. Vi sono decine di dissidenti non violenti imprigionati per questo motivo. Anche a Liu Xiaobo è toccata la stessa sorte: dopo mesi di segregazione in luoghi sconosciuti, è stato accusato di voler «sovvertire l’ordine sociale», lo slogan con cui il Partito comunista bolla chiunque attenti alla sua supremazia. Le richieste di Charta 08, infatti, sono contenute nelle Convenzioni Onu sui diritti civili, firmate dallo stesso governo cinese negli anni Novanta.
La denuncia di Zhao, che figura anche tra i primi firmatari di Charta 08, è contenuta in un saggio pubblicato integralmente da Radio Free Asia. Partendo dal fatto che la Costituzione cinese afferma che «tutto il potere viene dal popolo», Bao spiega che «sovvertire lo Stato vuol dire togliere il potere al popolo e darlo a qualcun altro. Ogni atto che non ha questo risultato non può essere chiamato sovversione». Liu Xiaobo e Charta 08 domandano elezioni a tutti i livelli dell’amministrazione dello Stato e in tal senso, chi viola il “potere del popolo” oggi è proprio il Partito.
Alla vigilia del verdetto, Bao Tong aveva dichiarato: «Se Liu viene processato dovrei essere processato anch’io. Se lui è giudicato colpevole, ciò significa che la libertà di parola e la libertà di espressione garantiti dalla Costituzione sono una falsità».