«Così presero il mio Cristian»

Il 22 di marzo sono stati tre mesi da quando non vede e non sente più suo figlio Cristian, 9 anni. «Me lo hanno portato via da scuola, la «Nolli Arquata» di viale Romagna 16, il 22 dicembre, l’ultimo giorno prima delle vacanze di Natale. Quando mia madre, sua nonna, è andata a prenderlo, al pomeriggio, nell’istituto non c’era più nessuno che potesse dirle che fine aveva fatto il mio Cristian. Io e mio marito abbiamo pensato a un rapimento, siamo persino andati in questura...Chi se lo immaginava che ce lo aveva portato via il tribunale dei minori? A tutt’oggi non abbiamo ancora capito il perché: mi hanno sottoposto a ogni possibile esame per controllare che non fossi tossicodipendente, tutti risultati negativi. Io con la droga non ho mai avuto nulla a che fare, ho fatto persino la volontaria in ospedale e nelle carceri...».
Dopo aver chiesto, senza risultati, i motivi dell’allontanamento del proprio figlio, un po’ a tutti (assistenti sociali, Tribunale dei minori, assessorato comunale ai servizi sociali, assessorato provinciale ai diritti umani...) Carmen Cazzaniga, 47 anni, aiutata da un altro genitore, Pietro Fiera, che ha alle spalle una storia molto simile alla sua, ha costituito l’associazione no profit «Aiuto a genitori e figli» (casella postale 12042, via Ortica 19, 20134, Milano. Telefono: 02/715335-334/2930438). L’iniziativa, supportata anche da due avvocati - Ruggiero Fidelma ed Eliana Capizzi - si prefigge di tutelare i diritti di tutti quei genitori privati improvvisamente e, solo in virtù di una segnalazione (anche anonima!) del proprio figlio.
«Ti portano via il tuo bimbo senza preavviso - continua la Cazzaniga. - Ho chiesto all’assistente sociale perché si comportano in questo modo banditesco, mi ha risposto che lei lavora sulle segnalazioni, si occupa di allontanare i bambini dalle famiglie e, solo in seguito, fa le verifiche per valutare che la madre e il padre siano genitorialmente adatti. Uno schifo. Un’ingiustizia tremenda per chi, come me, è stato privato del tutto ingiustamente del proprio figlio».