Così la privacy è diventata un’arma

C’è uno strano fenomeno che parte dagli uffici dell’autorità garante della privacy, arriva nelle stanze delle procure e finisce sui tavoli delle redazioni dei giornali. È un bizzarro e sospetto doppiopesismo, è una difesa dei diritti che funziona a singhiozzo, è una tutela della riservatezza che va a seconda (...)
(...) del vento. Tu sì, tu no. Adesso sappiamo che il Garante della privacy ha aperto un’istruttoria sulla fuga di notizie relative al caso dell’omicidio di Sara Scazzi ad Avetrana, dopo la pubblicazione di verbali e registrazioni audio degli interrogatori. Non risultano invece procedimenti su altro. Esempio: c’è un’istruttoria aperta dal Garante per il caso Marcegaglia-Giornale? Solo pochi giorni fa abbiamo letto sui giornali e ascoltato le intercettazioni tra il nostro vicedirettore Nicola Porro e l’ex portavoce del presidente di Confindustria, Rinaldo Arpisella. Radio, telegiornali, siti internet: neanche 36 ore dopo la perquisizione al Giornale era già tutto di dominio pubblico. Silenzio. Non una presa di posizione, non una censura. Il Garante assente non giustificato.
C’è il sospetto che la privacy sia un’arma da sguainare a seconda delle esigenze: il caso Scazzi non ha connessioni politiche, non racconta scandali di palazzo, non nasconde pruderie varie quindi si interviene e si colpevolizza la stampa che ha raccontato e pubblicato notizie. Un paradosso dietro l’altro, a cominciare dal fatto che si tutela di più un assassino reo confesso di una persona che viene incidentalmente citata in una telefonata privata: il Garante s’indigna se le televisioni e le radio fanno sentire Michele Misseri che racconta nei dettagli come ha ucciso la nipote, ma sta zitto di fronte al fatto che il direttore del Sole 24 ore, Gianni Riotta, sente il suo nome pronunciato in una vicenda che è un’inchiesta giudiziaria, ma nella quale lui non è coinvolto. Così il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, e il direttore generale dell’informazione Mediaset, Mauro Crippa. Che dice il Garante? Perché non si esprime? Perché non scrive e non indaga? Perché non critica?
Questo per non parlare di noi. Perché a farlo verrebbe da chiedere al garante Francesco Pizzetti se non è una lesione del diritto alla riservatezza il fatto che le intercettazioni del vicedirettore del Giornale siano state pubblicate nonostante parlassero per il 90% di fatti propri. Dall’altra parte del telefono Rinaldo Arpisella, che al telefono parla in libertà e che successivamente per quella libertà si deve dimettere. E il Garante? Tace. Su Avetrana parla. Ottenendo un risultato ancor più paradossale: critica il circo mediatico sul caso che sta sconvolgendo la coscienza collettiva di questo Paese e però entra a far parte di quello stesso circo. Perché l’uscita di Pizzetti non farà altro che alimentare una storia che invece si sta lentamente spegnendo. Senza volerlo, forse, il Garante diventa il voyeur dei voyeur, che a freddo vuol vedere dal buco della serratura per stanare i meccanismi dell’informazione, ma in realtà finisce per guardare dallo spioncino della curiosità morbosa di questa losca vicenda italiana.
Ma va tutto bene, vedrete. Oggi troverete commenti ammirati sugli stessi giornali che fino a pochi giorni fa pubblicavano senza neanche interpretarli i verbali del caso Scazzi e che adesso dicono che le tv hanno esagerato. Perché l’ipocrisia non ha confine e accomuna il Garante della privacy ai giornalisti: sapete perché i giornali non hanno pubblicato sui loro siti internet gli audio dei verbali di Michele Misseri? Perché erano gli stessi verbali che avevano pubblicato senza omettere una sola riga qualche giorno prima. Senza novità quella non è più una notizia. Basta. Adesso si fa a gara a dare del morboso al vicino di banco, all’inviato di turno, alla testata che capita a tiro. È tutto uno scaricarsi la coscienza identico a quello del garante, il quale non è mica intervenuto quando è stata pubblicata la famosa intercettazione di Francesco Maria De Vito Piscicelli che esulta al telefono la notte del terremoto dell’Aquila. Quella conversazione è una vergogna, ma anche ci fu un’evidente una fuga di notizie che ledeva comunque la privacy. Vale per molte altre cose e per molti altri casi: sugli audio degli interrogatori di Rosa e Olindo le tv e i giornali ci hanno lavorato per mesi. Il Garante? Assente. Sulla vicenda Saccà? Fatti privati sbattuti ovunque. Il Garante? Assente. Sulla storia di Vittorio Emanuele di Savoia e delle sue amiche? Svagato anche lì. Perché il criterio non è univoco, ma molto personale. Tu sì, tu no, appunto. Il Giornale si può massacrare, Michele Misseri no. Saccà si può sputtanare, Michele Misseri no. Rosa e Olindo si possono mettere in piazza, Michele Misseri no. Certo: Sara e Avetrana fanno molta più notizia, quindi conviene buttarcisi su. Così uno spazietto vedrai che lo trova anche il Garante della privacy. È politicamente scorretto, ma in fondo se non apparisse non esisterebbe neanche lui.