Così Prodi pensava agli affari di famiglia

Intercettati i dialoghi privati dell'ex premier e del suo staff. Mentre la maggioranza si sfasciava, Palazzo Chigi si occupava di altri problemi: favori e consigli dispensati a parenti e amici. <strong>Leggi le intercettazioni</strong>: <strong><a href="/a.pic1?ID=286448">1</a></strong> - <strong><a href="/a.pic1?ID=286446">2</a></strong> - <strong><a href="/a.pic1?ID=286447">3</a></strong>

Milano - I ciclisti, si sa, adorano la fatica. Ma l’inizio estate 2007 per il passista-scalatore Romano Prodi è decisamente troppo in salita. Basta sfogliare i vecchi giornali. Ci sono i leader ds Fassino e D’Alema alle prese con lo scandalo Bnl, la Cgil pronta a «rompere» sul Welfare e Rifondazione che minaccia la crisi sul Dpef. C’è il dissidente Bordon amareggiato dai leader dell’Ulivo («sono degli stalinisti»), Dini che già saluta la compagnia («è giusto guardare altrove»), Mastella che non parla più a Di Pietro («d’ora in poi gli risponderà solo il mio usciere»). Ci sono le indagini scomode di De Magistris e pure il rischio che chiuda Incantesimo tra le polemiche. Il premier a un certo punto sbotta: «Non starò sulla graticola per tutta l’estate». In realtà, per la testa ha anche altri pensieri. Il consuocero ha bisogno di contributi pubblici per le sue ricerche scientifiche; il nipote Luca, imprenditore, sta cercando di liberarsi di un socio poco gradito; e poi bisogna tenersi buono Claudio Cavazza, grande industriale farmaceutico, interessato a sponsorizzare un sondaggio in vista della nascita del Pd «ma anche» alle agevolazioni fiscali previste dal governo.

Prodi e il suo staff si danno da fare: chiedono informazioni, danno consigli, cercano sempre di trovare una soluzione. Senza sapere che le loro accorate telefonate finiscono intercettate per ordine della procura di Bolzano, impegnata nell’inchiesta per corruzione e riciclaggio sulla vendita dell’Italtel dall’Iri alla Siemens, negli anni Novanta. Prodi, all’epoca presidente del colosso di Stato, non è indagato. Le intercettazioni, però, vengono trasferite alla Procura di Roma, che eredita un troncone dell’indagine. L’inviato di Panorama Gianluigi Nuzzi ne viene in possesso e firma lo scoop sul settimanale in edicola oggi: «Le telefonate d’affari di Prodi». Niente di illegale, nelle conversazioni dell’ex premier e dei «Prodi boys». «Nessuna rilevanza dal punto di vista sia giuridico sia penale», si difende infatti il diretto interessato. Soltanto la prova delle mille fatiche del professore, costretto a badare non solo a una coalizione di diciotto partiti, ma pure a una famiglia altrettanto numerosa ed esigente.

Il premier, almeno, può contare su due uomini di fiducia. Alessandro Ovi, già suo vice all’Iri, ora suo inseparabile «ghost writer». E Massimo Tononi, con Prodi ai tempi di Goldman Sachs e poi sottosegretario all’Economia. La prima grana la gestisce Ovi: si chiama Pier Maria Fornasari, è primario a Bologna e consuocero di Prodi: sua figlia, Veronica, ha sposato Giorgio, primogenito del premier. Ora, per le sue ricerche scientifiche, Fornasari è a caccia di finanziamenti pubblici. «La parentela acquisita con il presidente è un formidabile asso. Abbatte ogni ostacolo, spiana la strada», scrive Nuzzi. Di sicuro, dalle intercettazioni emerge che l’inquilino di palazzo Chigi sta organizzando delle riunioni con i ministri della Sanità e della Ricerca scientifica per sbloccare la situazione: «Me l’ha detto Romano, mi ha detto: “Telefona alle 11”. E mi ha aggiunto “con Mussi e Turco”», spiega Fornasari a Ovi.

Neanche il tempo di accontentare il padre della sposa che bisogna preoccuparsi per un nipotino. Nome: Luca Prodi. Professione: imprenditore. Il suo caso: vorrebbe estromettere un socio, la Euroclone, dal patto di sindacato della Cynagen, azienda bolognese di biotecnologie. Il consiglio del premier? Magari, semplicemente, comprare le quote del socio-rivale? Macché. Molto più economico «svincolarsi da questi qua». «Siccome loro hanno brevettato tutto - spiega Prodi in persona al fido Ovi -, intanto tirano via tutto quello che non hanno brevettato».

In futuro, magari, in soccorso di Luca P. potrebbero arrivare nuovi capitali «amici». Per esempio da Claudio Cavazza, presidente del gruppo farmaceutico Sigma Tau, già finanziatore (occulto) di Duilio Poggiolini e finito in carcere ai tempi di Tangentopoli. Intanto, Ovi chiede a Cavazza un aiutino per finanziare un sondaggio da commissionare a Renato Mannheimer in vista delle primarie del Pd. Cavazza, però, apprezzerebbe molto che la sua fondazione scientifica potesse godere di una defiscalizzazione decisa dal governo.

Troppo tardi, ormai il decreto del premier a riguardo è già stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, non lo si può modificare. Ovi prova comunque a chiedere una mano a Tononi. Il sottosegretario scuote la testa: «Se venivano un mese fa si telefonava a Visco, si diceva, guardate mi raccomando metteteli dentro (nel decreto, ndr), sono persone brave... Io volevo aiutarli, io sarei stato il primo». A Ovi non resta che richiamare Cavazza: per quest’anno niente sconti fiscali, ma «per l’anno prossimo ci lavoriamo».

Ieri, dopo l’anticipazione dell’esclusiva di Panorama, Prodi ha dettato alle agenzie una dettagliata difesa: «Come presidente del Consiglio ho preso atto delle legittime richieste di una importante struttura scientifica della regione Emilia Romagna e, nel rispetto delle norme e delle leggi, ho chiesto agli organismi competenti di valutarne le istanze. Nella veste di zio, e quindi in forma assolutamente privata, ho ascoltato le richieste di un mio nipote e gli ho dato dei consigli». Stasera il Professore-nonno-zio-consuocero è ospite di un convegno nel piccolo centro di Roncegno, in Trentino, a meno di cento chilometri da Bolzano. Tema: «Parlando di futuro con le finestre spalancate sul mondo». A proposito, l’informatissimo Augusto Minzolini, sempre su Panorama, avverte: «L’ambizione segreta di Prodi? Il Quirinale».