Così la Provincia butta via soldi

Per capire i motivi di una Finanziaria, sicuramente rigorosa ma altrettanto indispensabile, predisposta dal Governo di centro destra, basterebbe andarsi a leggere i resoconti degli interventi e dei rilievi fatti, punto per punto, dai consiglieri di opposizione della Casa delle Libertà nelle varie amministrazioni locali. Sarebbe sufficiente fare una panoramica su Genova e sulla Liguria, per immaginare gli sprechi di risorse al quadrato e al cubo che si possono riscontrare in altre città d'Italia. In Provincia ho ascoltato, fino a conoscerli a memoria, gli «alti lai» declamati dai vari amministratori che ciclicamente evidenziano i pochi mezzi disponibili: in particolare gli assessori al Bilancio (sostituiti in rapida sequenza), che puntualmente a fine anno nella loro relazione inscenano una tragicommedia quasi commovente per spiegare come, prima la Regione e sempre lo Stato, abbiano le responsabilità sulle ristrettezze economiche con le quali si devono fare i conti. In ogni caso si scarica sempre il barile delle colpe sugli altri, secondo prassi di una formula antica, per giustificarsi e svincolarsi dai propri fallimenti amministrativi. Infatti di questo si tratta: quando la Provincia non riesce a risolvere le proprie questioni sulle entrate che dovrebbero pervenire dai Comuni; quando per anni si rinnovano convenzioni senza mai vedere un risultato sensato e definitivo come nel caso del Museo dell'Attore; quando si stanziano velocemente con delibera di Giunta 25.000 euro (circa 50 milioni) per la partecipazione della Provincia alla Festa Nazionale dell'Unità (fossero almeno «uniti»); quando si destinano migliaia di euro per inaugurare un parco ecoturistico mangiasoldi come «Nua Natua», ai quali si deve sommare nel calderone un'altra pioggia di fondi messi a disposizione (più di 330.000 solo quelli derivanti dal patto territoriale del Tigullio) per constatarne dopo due anni l'amara disfatta dell'investimento. Oggi poi, in questo periodo di «vacche magre», l'esigenza prioritaria individuata dal presidente Repetto per la comunità genovese che paga le tasse, è quella di finanziare con 26.000 euro (50 milioni 342 mila) un corso di cinese per 29 studenti che devono improrogabilmente (chissà perché) imparare i cinquantaquattromila ideogrammi della lingua mandarina. E così via si potrebbe andare avanti. E allora che dire a fronte di questo? Aspetterò pazientemente la fine dell'anno per sentire che si dovranno tagliare i servizi o aumentare le imposte o (come vergognosamente di moda nelle file della sinistra) che ci saranno meno asili: a quel punto in Consiglio potrò sottolineare alcune mie perplessità. Nel frattempo un grazie a Berlusconi e a Tremonti, perché con questi giri di vite restituiscono soddisfazione a chi per anni si è sgolato inutilmente nel denunciare gli sprechi!».
Vice Capogruppo Forza Italia in Provincia