Così il Psoe smantella la famiglia

Ormai è diventato un appuntamento quasi fisso. Periodicamente il premier spagnolo José Luis Zapatero se ne esce con una nuova legge o proposta di legge che demolisce, un pezzo alla volta, il tessuto del diritto spagnolo per ritesserlo in forma “laica”. Una serie di provvedimenti che ridefiniscono i contorni della famiglia e della società come le conosciamo secondo un presunto principio di libertà.
Divorzio lampo
La legge permette di divorziare saltando la fase della separazione: è sufficiente attendere tre mesi dal matrimonio e non c’è più nemmeno bisogno di giustificare ai giudici i motivi della decisione. Ridotto a un intervallo temporale che non si può neanche definire simbolico il periodo previsto dalla norma precedente: un anno dal matrimonio prima di poter chiedere la separazione, per darsi il tempo di ponderare bene una scelta così importante.
Matrimoni gay
La legge legalizza i matrimoni tra omosessuali e li equipara a quelli tradizionali. Un riconoscimento che si estende ai diritti dei coniugi: dalla pensione all’eredità fino all’adozione. Per capire la portata destabilizzante di questo provvedimento basti dire che è stato necessario rivedere anche la terminologia: “marito” e “moglie” sono spariti per fare posto al più neutro “coniugi”; “padre” e “madre” sono stati sostituiti con “progenitori”. Con buona pace della prole.
Identità sessuale
Dubbi sul proprio sesso? In Spagna non è più necessario passare attraverso costose operazioni chirurgiche, ma è sufficiente andare all’anagrafe e dichiararsi uomo o donna, a seconda del proprio desiderio.
Fecondazione assistita
Zapatero non ha fatto una legge ad hoc, ma non ha ostacolato la pratica della fecondazione assistita alle donne sole o omosessuali, aprendo il varco alla liberalizzazione indiscriminata di questa pratica a chiunque.
Aborto
Non c’è ancora alcuna legge, ma il governo sta discutendo una revisione di quella attuale per permettere alle donne di interrompere la gravidanza prima delle dodici settimane. Una possibilità concessa attualmente solo in caso di rischio per la salute della madre, di malformazione del feto o se la gravidanza è conseguenza di uno stupro.