Così può finire un grande sogno

Continuano a chiederci, in questi giorni: dove va An? Noi, più semplicemente, ci chiediamo dove vadano altri. Perché fino a prova contraria An è posizionata esattamente nello stesso punto dello scacchiere politico che da sempre è suo. La destra. Orgogliosa di come i temi cardine della sua identità – sicurezza, legalità, immigrazione, interesse nazionale, famiglia – siano sempre più sentiti dal popolo italiano, condivisi da altri partiti di centrodestra (e inseguiti da quelli di centrosinistra).
Lo dico con la chiarezza che serve in momenti confusi. Per la nostra comunità umana e politica nulla cambia rispetto a prima della sortita berlusconiana. Ho il massimo rispetto per la nuova forza politica, come per Forza Italia. Ci sono molte affinità tra noi, e in nome di queste continueremo le molte battaglie (e le comuni esperienze di governo). Tuttavia, per formazione politica e carattere, fatico a ritrovarmi nella creatura nata dalla verve creativa del Cavaliere. Le perplessità - mie e di An - non nascono dall’irritazione per il poco tatto con il quale è stata annunciata o piuttosto dall’affannarsi nello sbandierare ossessivamente sondaggi (autoprodotti) che dimostrerebbero l’esodo biblico degli elettori dai partiti della ex Casa delle libertà verso il Pdpidl o Pil o Pdl. Sono perplessità sincere, politiche, non emotive. In questi anni abbiamo cullato, con milioni di italiani, il sogno di una grande forza politica idealmente e politicamente opposta alla sinistra. Abbiamo stilato una Carta dei Valori, iniziato il percorso costituente che poteva assumere la forma di Federazione o di un Partito unitario. Pochi giorni fa ci siamo svegliati, purtroppo, con la desolante caricatura di quel sogno. Proprio chi si era speso per quella grande casa comune, per primo si è dissociato da questo percorso confuso (quanto estemporaneo). La più importante conquista degli ultimi 15 anni resta il bipolarismo: mi auguro che non finisca sepolto da questo terremoto. Non mi appassiona la legge elettorale, tema distante anni luce dai problemi degli italiani. Ma la libera e democratica alternanza e la sovranità popolare – ovvero il diritto di scegliere col voto coalizione, programma e leader – sono il vero capitale politico della cosiddetta Seconda Repubblica. Un tesoro di tutti, forse il più importante. Anche per chi ne possiede molti altri.
*Vicepresidente della Camera