Così Puccini «descriveva» le sue donne

Turandot, opera amatissima e oggi quasi popolare soprattutto per via del triplice Vincerò che proprio a Caracalla risuonò in occasione dei mondiali del ’90, nel corso del celebre concerto dei tre tenori (Pavarotti, Domingo, Carreras), torna questa sera come secondo titolo di stagione alle terme romane. Si tratta della ripresa pari pari dello spettacolo del 2006: identici regia, scene, costumi e direttore; in gran parte modificato il cast, a eccezione di Giovanna Casolla cui è affidato anche quest’anno il ruolo di Turandot, la principessa di ghiaccio. Hennings Brokhaus, regista dell’opera, ha immaginato una festa di paese, nell’Italia degli anni Venti, che si trasforma in una festa «cinese», con l’arrivo di una compagnia di attori e artisti di circo che coinvolgono nella rappresentazione anche alcuni paesani. Prima che inizi la musica si vedrà arrivare in scena la compagnia, salutata da colpi di gong; i paesani accolgono l’invito a partecipare alla rappresentazione, parte la musica e il banditore annuncia; «Popolo di Pechino» ecc... Dopo di che tutto procede regolarmente fino alla morte di Liù, l’eroina alla quale vanno le attenzioni di Puccini, che l’ha dotata di una parte coinvolgente, tanto che ad un certo momento diviene Lei la protagonista dell'opera. «Voglio mostrare - dice il regista - come si crea la favola di Turandot, nel cui intreccio, per alcuni personaggi Puccini potrebbe essersi ispirato ad alcuni suoi concittadini. La scelta degli anni Venti è sembrata d’obbligo: sono gli anni in cui il musicista scrisse il suo estremo capolavoro che non potè terminare per il cancro alla gola che lo condusse alla morte. La festa «cinese» si conclude con la morte di Liù, dove esattamente termina la musica scritta da Puccini; la conclusione dell’opera che, come si sa, reca la firma di Franco Alfano, ci riporterà alla festa paesana, con cui la Turandot si era aperta». Il regista azzarda anche un parallelo fra le due donne dell’opera/favola, Turandot e Liù, e due donne della sua vita, Elvira, che poi sposerà, e la dolce Doria Manfredi, giovane cameriera di casa Puccini, che la gelosia di Elvira spinse al suicidio. Spettacolo scenico e costumi di Ezio Toffolutti, coreografie di Maria Cristina Madau. Direttore Alain Lombard. Interpreti: nel ruolo di Turandot, Giovanna Casolla e Francesca Patanè; Mina Tasca Yamazaki e Cristina Ferri saranno Liù; Antonello Palombi e Warren Mok daranno voce a Calaf, il principe folgorato dalla bellezza di Turandot; Michail Ryssov e Alfredo Zanazzo, il vecchio padre di Calaf, il re Timur. Fernando Cordero Opa vestirà i panni dell'imperatore. Repliche fino al 9 agosto. Info: 06-481601.