Così raccontavamo la caduta di Saigon

Oggi sono allegate gratuitamente, come inserto centrale, 4 copertine storiche (aprile maggio 1975) del <em>Giornale</em> diretto da Indro Montanelli

Oggi sono allegate gratuitamente, come inserto centrale, 4 copertine storiche (aprile maggio 1975) del Giornale diretto da Indro Montanelli.

Forse, coinvolti come eravamo nelle vicende politiche italiane, noi del Giornale sottovalutammo in un primo momento il significato profondo della caduta di Saigon. In queste prime pagine il racconto della tragedia viene lasciato alle esemplari cronache di Egisto Corradi.

Può sembrare strano che Montanelli, pur così esperto del mondo e attento alle sue vicende, non sia intervenuto per dire ciò che gli sembrava giusto sull'umiliazione subita dalla superpotenza americana, e che invece indugiasse sulle miserie del Palazzo italiano. Ma è, l'ho già accennato, che eravamo impegnati a fondo in una battaglia civica e civile.

Toccò dunque a Corradi di narrare, alla sua maniera asciutta ed efficace, il disonorevole addio degli Usa al Vietnam. «Gli americani sono stati costretti a lasciare il Vietnam con un ultimatum di 24 ore di tempo... Un'ultima cocente umiliazione viene a sigillare una guerra perduta. La Settima Flotta (quaranta unità più sei portaerei) simboleggia oggi l'impotenza di quel gigante che è l'America».

Dopodiché Egisto annotava con la sua onestà, e in controtendenza rispetto alle scalmane filovietcong di tanti: «Se la guerra è stata perduta, e clamorosamente perduta, non è detto che la causa della guerra fosse ingiusta...».