«Così reagirò ai colpi da ko»

Non è stato ancora compreso il vero rischio di restare schiacciati tra i colossi americani e asiatici

Egregio dottor Lussana, mentre La ringrazio per aver dato spazio al contenuto della mia intervista telefonica avente ad oggetto la pressante concorrenza cinese nel settore merceologico di nostra appartenenza, ci terrei a sottolineare, per buona pace dei nostri dipendenti, fornitori e clienti e per tutti coloro che in qualche modo si rapportano a noi che, allo stato attuale, pur riconoscendo la pesante ripercussione del fenomeno Cina, non vi è ragione per prevedere a medio termine l'avverarsi di situazioni irreversibili e contrarie al proseguimento della nostra missione industriale. Forti della convinzione che a questa nuova minaccia va opposta una reazione di tipo nuovo ed incisivo, mi sto adoperando in prima persona affinché, con tutti gli strumenti che la ragione, l'esperienza ed il buon senso mi forniscono, venga proprio a scongiurarsi un fatto così grave come quello contenuto nel titolo da Voi riportato. Non quindi aria di chiusura, ma semmai tempo di reazione e di riscatto. Non sono incline per cultura e temperamento a gettare la spugna senza combattere dichiarandomi sconfitto già alle prime difficoltà. Al contrario, è proprio in questi momenti che affiora la parte più intraprendente del mio carattere.
Teknit è un'azienda storica genovese ed io da 25 anni ne sono il suo amministratore unico. Venticinque anni di crescita e di sviluppo. Certo oggi siamo di fronte ad un fenomeno che va oltre le ordinarie possibilità di reazione. Un tipo di aggressione commerciale così violento, sistematico e scientifico, portato avanti nel volgere di pochissimi anni, ha colto alla sprovvista non solo il nostro comparto produttivo, ma migliaia di aziende in tutta Europa. Per tutti coloro che non lo hanno ancora capito, siamo entrati nel «secolo cinese». Con un ritmo di crescita del 9 per cento annuo, entro 30 anni l'economia cinese sarà 3 volte maggiore di quella americana.
L'Europa, e con essa il nostro paese, temo che non abbia ancora ben compreso la reale entità della minaccia commerciale derivata dalla Cina, o meglio, ci stiamo limitando a registrare segnali inquietanti che ci giungono dalle attività manifatturiere senza mettere in atto, prima che veramente sia troppo tardi, azioni correttive tese almeno a mitigare l'effetto dell'onda d'urto. Teknit ha compreso fin da subito l'entità e la pericolosità di questa minaccia, e lo scorso anno ha attivato un'azione commerciale con aziende cinesi proprio nell'ottica difensiva sacrificando, almeno in parte, la propria vocazione industriale.
Ciò che realmente manca oggi alle nostre aziende è la visibilità. Questa è la lamentela che maggiormente raccolgo parlando con i miei molti amici imprenditori in giro per l'Europa. Siamo tutti coscienti che qualcosa di epocale sta accadendo e sarà proprio l'Europa a farne le spese; vero vaso di coccio tra Usa e Cina. L'Europa, che ha svolto nel mondo un ruolo fondamentale negli ultimi 50 anni, dal punto di vista commerciale, esce sconfitta al primo round. «K.o. tecnico causa effetto globalizzazione dei mercati». La Cina si impone a mani basse su tutti i mercati ove si confronta: mobili, rubinetti, scarpe, elettronica, piastrelle, tessuti, ecc. ecc. Come già dichiarato, nel nostro settore il tributo è stato enorme: in pochi anni il 60% delle nostre imprese hanno chiuso ed altre, temo, chiuderanno nei prossimi anni.
Teknit ha in se tutte le caratteristiche per essere una di quelle che sopravvivranno se sarà capace di trovare una collocazione sinergica e strategica in quel mercato che comunque seppur ridimensionato, dovrà sopravvivere. Questo è il mio compito ed intendo portarlo a termine con la stessa determinazione con cui dal nulla ho creato, 25 anni fa, una piccola grande azienda.