Così recita il codice di diritto canonico

La possibilità di sposarsi «in articulo mortis» è concessa dalla Chiesa in presenza di un concreto e reale pericolo di decesso di uno dei contraenti. E il Codice di Diritto Canonico distingue diverse situazioni, fermo restando che in ogni caso «l’atto che costituisce il matrimonio è il consenso delle parti manifestato legittimamente tra persone giuridicamente abili». Consenso che dunque «non può essere supplito da nessuna potestà umana». Per la Chiesa, «il consenso matrimoniale è l’atto della volontà con cui l’uomo e la donna, con patto irrevocabile, danno e accettano reciprocamente se stessi per costituire il matrimonio». Se questa volontà è stata già espressa in modo inequivocabile davanti a testimoni il matrimonio di fatto sussiste già e, recita il canone 1164, «la sanazione può essere concessa validamente anche all’insaputa di una o di entrambe le parti; ma non la si conceda se non per una grave causa».