Così la Regione ha mandato in coma la sanità

Con un deficit di 500 milioni ora la giunta è sotto la tutela del governo

(...) assessori protagonisti, Claudio Montaldo alla Sanità e Giovanni Battista Pittaluga al Bilancio. Dall’altra parte i due assessori che, così pare, da otto mesi non parlano, colpa della «cena dei bolliti» che a Carrù vide allo stesso tavolo Pittaluga con diversi dirigenti della sanità senza che Montaldo fosse stato invitato.
I conti. Non tornano. La manovra varata nel novembre scorso prevedeva tre filoni. La leva fiscale, 80 milioni che, quelli sì, sono stati incassati. La vendita degli immobili: sui 65 milioni previsti ne sono arrivati solo 21, ne mancano 44 all’appello perché, spiegano in Regione, è stato fatto un elenco di strutture, come dire, ottimista, ma poi alcune erano vincolate, altre sono state vendute in perdita, magari senza prima aver cambiato la destinazione d’uso come con l’ospedale di Camogli passato al Comune. Infine il taglio ai costi: doveva ammontare a 56 milioni, invece c’è stato un incremento di 75. Risultato: il deficit di 205 milioni del 2005 è stato coperto solo in piccola parte. Resta un buco di 180 milioni. Per il 2006 se ne stimano 324. In totale fanno 500.
I doppioni. Montaldo ne aveva annunciato l’impietosa eliminazione. E invece. Che dire della chirurgia toracica. Ne parla Primocanale, tutti si risentono nessuno smentisce: a Genova ce ne sono quattro. Due stanno al monoblocco: la prima al quarto piano del dottor Leonardo Chessa, la seconda al decimo piano del professor Giuseppe Catrambone. La terza subito a fianco, all’Ist: è il nuovo reparto del professor Giovan Battista Ratto. La quarta al Villa Scassi di Sampierdarena, la guida il dottor Roberto Giua. Càpita poi che al San Martino l’«unità complessa» di chirurgia d’urgenza, una corsia da trenta posti letto, dopo che il professor Mario Casaccia che la gestiva è andato in pensione sia stata suddivisa in tre «articolazioni» da dieci letti: chirurgia universitaria al professor Giacomo Borgonovo, chirurgia ospedaliera al dottor Roberto Azioni, chirurgia oncologica e dei sistemi impiantabili al dottor Valter Ferrando, dentista, membro della direzione provinciale Ds. Dicono in Regione che i tre non guadagnano come primari, ammettono che «non abbiamo fatto una bella figura».
Le consulenze. Erano tutte annunciate, ma quanto costano. Di fatto esautorano il direttore generale della Sanità Domenico Crupi, che guarda caso partecipò alla «cena dei bolliti». Cinque milioni di euro per costituire, con una ventina di componenti, la nuova Agenzia sanitaria che affiancherà il Dipartimento per capire quale offerta sanitaria sia necessaria e dove. Un milione per i «magnifici cinque» esperti che ricopriranno incarichi dirigenziali a supporto dell’assessorato, fra gli altri Gianni Orengo, medico e marito di Roberta Pinotti deputata Ds, la dottoressa Lucia Vinzoni e Giovanni Pilu, consigliere comunale ex Ds oggi nel gruppo Misto. E dovrebbero passare da tre a cinque i componenti della Commissione accreditamento delle strutture private con il pubblico, ruoli da 60mila euro netti all’anno.
Il personale. Dice il segretario regionale della Cgil Anna Giacobbe che rispetto al 2005 è diminuito di 137 unità. Dicono in Regione che sarà, ma intanto dopo aver imposto il blocco delle assunzioni Montaldo ne ha autorizzato oltre 400. Il tutto mentre Pittaluga, forse in disaccordo, gli chiedeva di assumersi la responsabilità diretta di quelle deroghe. E in assenza di un piano di riorganizzazione delle risorse fra reparti con personale in eccesso e reparti con carenze, che adesso anche i sindacati sollecitano.
Il futuro. La Regione si impegna a riequilibrare i conti in tre anni, «sotto tutela del governo» per dirla con Plinio. Fra gli interventi il taglio di mille posti letto e investimenti per 20 milioni su residenzialità e riabilitazione. Dipendesse dal capogruppo della Margherita Claudio Gustavino verrebbero chiusi poi cinque ospedali, Gallino, Villa Scassi, Sestri Ponente, Voltri e Celesia, e sostituiti con due nuovi in Valpolcevera e a Sampierdarena. Gustavino ha già scandito a Montaldo che «questa è l’unica soluzione possibile».