Così la Russia di Putin liquidò la Shell

da Milano

Il Kazakhstan si scopre ecologista. Come la Russia poco meno di un anno fa. Allora sul banco degli imputati finì il consorzio guidato dalla Shell con i due partner giapponesi Mitsui e Mitsubishi che avevano ricevuto la concessione per sfruttare il cosiddetto Sakhalin-2, il più grande progetto al mondo per la produzione di gas naturale liquefatto.
Il governo di Mosca accuso Shell di aver prodotto danni ecologici gravissimi nella regione dell’estremo oriente ex sovietico in cui si svolgevano i lavori. Le rivendicazioni cessarono però subito quando Shell, dopo un lungo braccio di ferro, accettò di cedere il controllo di Sakhalin-2 alla monopolista russa Gazprom in cambio di 7,5 miliardi di dollari e di ulteriori accordi. Putin ha mantenuto la promessa, Shell ha annunciato qualche mese fa un’intesa con il colosso del petrolio Rosneft. Una vicenda analoga ha coinvolto il consorzio in cui era impegnata Bp, costretta a cedere i progetti di Kovytka.