"Così sarà la legge anti-prostituzione"

Il sottosegretario all'Iterno Alfredo Mantovano parla della proposta di allontanare le lucciole straniere con il foglio di via. <strong><a href="/a.pic1?ID=267121">Il ministro Carfagna: &quot;Idea apprezzabile&quot;</a></strong>. Pd perplesso. <strong><a href="/a.pic1?ID=267119">Sono in 100mila a vendersi</a></strong>: business da 90 milioni al mese

Roma - «Sono meravigliato dal clamore sollevato dall’emendamento per il foglio di via alle prostitute, sproporzionato rispetto alla sua sostanza». Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, scorre le reazioni all’emendamento al decreto legge sul pacchetto sicurezza presentato da Filippo Berselli e Carlo Vizzini e sospira: «Non lo trovo assolutamente scandaloso. L’emendamento integra una norma su misure di prevenzione personali che si basano sulla pericolosità sociale. Sfido chiunque a dimostrare che chi esercita la prostituzione, traendone profitto personale, rappresenti una situazione in linea con canoni di legalità. Tra l’altro non è prevista sanzione penale, solo foglio di via e allontanamento».

Molti ricordano che le prostitute sono vittime.
«Infatti l’emendamento riguarda chi dalla prostituzione trae profitto personale. Rispetto a questa obiezione, ricordo che c’è l’articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione che stabilisce che chiunque è vittima di sfruttamento di qualsiasi tipo, e il caso di maggiore applicazione è quello delle ragazze costrette come schiave a prostituirsi, partecipi a un programma di protezione e riceva assistenza e cure. Dopo di che può scegliere se tornare nel Paese d’origine, ricevendo anche sei mesi di sostegno, o se restare in Italia ricevendo un permesso di soggiorno».

Insomma, l’articolo non riguarda le «schiave del sesso».
«No. Chi è vittima di sfruttamento ha un’ampia protezione, già applicata migliaia di volte, sia per la salvezza di tante donne che per disarticolare i clan che gestiscono il business. Trovo ipocrita lamentarsi se per strada ci sono certi spettacoli e poi gridare allo scandalo per un emendamento come questo».

Il ministro Maroni da Venezia annuncia lo smantellamento dei campi nomadi abusivi. Qual è la strategia dell’esecutivo per l’emergenza rom?
«C’è un doppio binario. Da un lato l’espulsione - o l’allontanamento, a seconda che siano extracomunitari o comunitari - dei soggetti che non hanno titolo per restare negli insediamenti. Dall’altro, nei confronti dei rom che vivono onestamente in Italia, vogliamo predisporre centri di soggiorno che permettano loro condizioni di vita meno degradate di quelle attuali, e conformi all’umanità e al decoro. Il ruolo dei commissari straordinari è appunto sia quello di coordinare gli allontanamenti sia di trovare soluzioni alloggiative che evitino il degrado».

Degrado che non manca anche in molti insediamenti «ufficiali».
«Sì, ed è fuori da ogni logica che dentro le nostre città possano esistere comunità costrette a vivere in spregio alle più elementari norme igieniche e di civiltà».

Intanto l’Anm spara a zero sull’ipotesi del reato di clandestinità.
«In certe fasce della magistratura organizzata vedo il riproporsi di un atteggiamento critico a prescindere. Un “ritorno alle armi” preparato dallo spostamento a sinistra dei vertici dell’Associazione nazionale magistrati tra le elezioni e la formazione dell’esecutivo. Non c’è solo la critica al reato di ingresso clandestino, ma un “no” generalizzato. Pure al decreto sui rifiuti per Napoli, come se fosse eversivo. Posso arrivare a comprendere qualcosa del genere da parte di un’associazione di categoria come l’Anm, ma trovo grave che a Napoli molti pm e gip abbiano annunciato in un documento resistenza al decreto dei rifiuti. Nulla impedisce al singolo magistrato di sollevare questione di illegittimità costituzionale di una norma. Ma organizzare un’attività di interdizione è cosa diversa. Siamo di fronte a un nuovo “resistere, resistere, resistere”».

Intanto la decisione della Ue sulla clandestinità sembra confortare le scelte del governo.
«Con il pacchetto sicurezza abbiamo anticipato alcune decisioni di questa direttiva dell’Unione europea, secondo la quale l’espulsione effettiva con riaccompagnamento è possibile in prima battuta se vi è a monte un fatto illecito. La combinazione tra l’ipotesi del reato di clandestinità e la direttiva Ue può essere un contributo positivo nel dibattito parlamentare su questa norma».