Così saranno porti, porticcioli e città marittime

GenovaInvestire sulla qualità e, in particolare, su progetti e tecnologie innovative che sappiano «coccolare» i diportisti tutelando contemporaneamente l’ambiente. È questa la sola via d’uscita alla crisi per gli addetti ai lavori della portualità turistica che si sono recentemente riuniti a Genova per «Green Ports», il primo convegno internazionale su «Sostenibilità e nuove energie per porti, porticcioli e città marittime», evento organizzato da ClickUtility nell’ambito del terzo Forum Port & Shipping Tech.
Anche se stanno per essere completati e quindi messi sul mercato 18mila nuovi posti barca (altri 30mila sono in progettazione) la difficile congiuntura economica non farà tardare i propri effetti pure in questo settore e bisogna perciò prepararsi al meglio almeno a tre anni di stagnazione. A dettare la linea è Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas (l’Associazione italiana dei Porti turistici).
«Sarebbe miope in questo momento - dice - non puntare sulle tecnologie verdi. I porti sono principalmente aree ricreative e perciò saper costruire un ambiente gradevole, in armonia con ciò che lo circonda, è una garanzia di successo. Ci stiamo già impegnando in questo senso - aggiunge Perocchio - ma c’è ancora molto da fare, soprattutto per quanto riguarda le rinnovabili, e per questo abbiamo stretto una partnership con Enel Green Power. Il nostro impegno è totale».
A spingere il comparto verso una sempre più marcata sensibilità ambientale non è ovviamente solo l’amore per la natura. Come evidenziato nella due giorni di Genova pure da Federagenti Yachting, le marine verdi mirano ad autosostenersi economicamente grazie al maggior appeal che sanno esercitare sulla clientela, alla riduzione della conflittualità con i territori ospitanti e a risparmi concreti a partire dalla bolletta energetica.
«A livello internazionale, ma ora pure in Italia, si sta cercando di promuovere un’inversione di tendenza - dice Elio Ciralli, presidente della Commissione Porti turistici Pianc - Un tempo si facevano prima i progetti e poi si cercava di ridurne gli effetti sull’ambiente. Oggi la logica vuole essere quella del “working with nature”, vale a dire spendere qualcosa di più per conoscere meglio i luoghi in cui si andrà a intervenire e procedere così sin dall’inizio con il massimo rispetto e la valorizzazione della costa».
L’obiettivo auspicato da più parti è quello di realizzare sempre più strutture portuali a emissioni e costo energetico zero. Esiste già, comunque, un avanzato sistema di certificazioni internazionali in grado di fotografare lo sforzo.