Così Sarkò vuol copiare il Generale

Le tribolazioni di Jack Lang, passato ancora «dall'ombra alla luce», sono certo pittoresche e rivelano gli esiti devastanti dell'apertura a un Partito socialista settario fino alla caricatura. Ma le tribolazioni saranno da tempo dimenticate quando farà effetto la riforma costituzionale che le determina. L'altra sera a Epinal, infatti, Sarkozy ha messo le basi d'una profonda modernizzazione istituzionale francese, dagli elementi volutamente apertissimi, onde non paiano pregiudicare le conclusioni della commissione Balladur. Ma la volontà politica è netta: il capo dello Stato vuol aggiornare la Quinta Repubblica. Infatti siamo all'«iperpresidenza», la si voglia o no.
L'instaurazione del quinquennato e l'inversione del calendario elettorale hanno avviato una notevole mutazione istituzionale (il temperamento di Sarkozy ha fatto il resto). Essa si fonda sulla convinzione che il popolo vada governato da un capo che, di fronte a esso, sia pienamente responsabile. L'elezione di Sarkozy è stata così, de facto, la campana a morto per una costruzione giuridica che tempo e coabitazioni successive facevano ormai oscillare fra impotenza e ipocrisia. Ma è ancora da definire la nuova pratica del potere, cui spettano i mezzi per esercitarsi pienamente. E il potere va equilibrato, per prevenire derive «personali». Un'iperpresidenza esige supercontrappesi: è la posta in gioco nel grande dibattito ora proposto dal capo dello Stato.
La commissione Balladur, dove il discrimine destra-sinistra peserà meno che l'opposizione fra «presidenzialisti» e custodi della Quinta Repubblica, dovrebbe accordarsi senza difficoltà su modifiche come il diritto per il presidente di spiegarsi davanti alla Rappresentanza nazionale, il rafforzamento dei poteri di controllo del Parlamento (sulle nomine, in particolare) e la creazione d'uno statuto dell'opposizione. Altre idee - come il diritto di petizione dei cittadini per riesaminare un testo adottato dall'Assemblea o la sua impugnazione diretta da parte della Corte costituzionale - saranno certo più discusse. Esse avrebbero però il grande merito di stabilire, accanto al contropotere parlamentare, il contropotere popolare. Insieme all'introduzione d'una dose di proporzionale (all'Assemblea? Al Senato?), sarebbe un altro modo di rimediare alla frattura democratica. Andare oltre nella «presidenzializzazione» del regime? Sopprimere il diritto di scioglimento, la possibilità per l'Assemblea di rovesciare il governo e, per finire, la carica di primo ministro? Sarkozy l'ha detto: «Non girerò la pagina della Quinta Repubblica». Pragmatico più che dottrinario, il capo dello Stato non vuol snaturare la Quinta Repubblica, ma rivivificarla, attingendo alla fonte del messaggio che De Gaulle, nel 1946, lanciava proprio da Epinal. Al Generale ci vollero dodici anni prima d'esser ascoltato. Ma per Sarkozy è già 1958.
Alexis Brézet
LeFigaro
(Traduzione di
Maurizio Cabona)