«Così a Savona ricordiamo i caduti in Irak militari e civili»

Egregio dottor Massimiliano Lussana, desidero fare presente alla signora - o signorina - Patrizia Dagnino, che «coloro che vanno in zone di guerra, (omissis) a fare servizio di sicurezza (omissis) in milizie private», non sono - per questo - eroi, e non lo diventano neppure quando, per «fare servizio di sicurezza» - e non di «tentato omicidio» - perdono la propria vita per la protezione di chi li ha «assunti» e non «assoldati».
Ma quando, in funzione di questo «servizio di sicurezza», che non comporta la preventiva offesa, ma la conseguente «difesa» da un attacco offensivo da parte di «terzi» ed in particolare, nel caso in discussione, si viene condannati a morte - pur non essendovi neppure stata l'offensiva di difesa - e, di fronte a questa minaccia estrema, si ha la «serenità» - sì, serenità - di «pronunciare» una «frase» come quella che Fabrizio Quattrocchi ha «proferito in punto di morte», rendendo estremo onore a tutti gli Italiani, per cui quella «frase», veramente, «non fa una persona», ma... secondo qualcuno ... forse, veramente, un eroe. Mi riferisco inoltre a quanto scritto nell'articolo «Una preghiera non una targa» in prima pagina sull'inserto di Genova de il Giornale del 19 ottobre u.s. riguardante appunto la morte - risultata tra l'altro accidentale - del «no global» Carlo Giuliani, durante una sua azione veramente offensiva, in «memoria» del quale viene dedicata dal gruppo di Rifondazione comunista - con targa ricordo - la sala della presidenza del loro gruppo al Senato. Vi invio anche le ultime foto al Monumento ai Caduti di Savona, al quale, però, non vi è più stato l'afflusso di fiori da parte dei cittadini savonesi, ma soltanto l'apporto di una corona d'alloro da parte dell'Anmil e un bellissimo cuscino fiorito da parte dell'Avis, che si sono aggiunti, dopo qualche giorno, al vaso di fiori con nastro tricolore da me deposto con l'ultimo manifesto per i due alpini Giorgio Langella e Vincenzo Cardella caduti vittime dell'attentato terroristico del 26 settembre u.s. a Kabul.
Purtroppo bisogna pensare che i sentimenti si manifestino soltanto a fronte di più gravi avvenimenti con parecchie vittime, oppure che, con la dolorosa ripetizione di tali luttuosi eventi, subentri l'assuefazione e quindi un certo distacco dagli stessi.
Lunedì 23 ottobre u.s. ho ricevuto l'invito da parte del Comando dei Vigili di Savona - dopo quasi tre anni dal 12 novembre 2003 - a ritirare gli attuali ultimi tre manifesti, poiché qualcuno aveva posto al Monumento ai Caduti uno striscione - del quale però non mi è stato permesso prenderne visione - con delle frasi giudicate non consone e, pertanto, subito rimosso dai vigili. Hanno però lasciato gli omaggi floreali sopraddetti.