"Così il senatore Pd intercettato chiedeva notizie su Tarantini"

Il procuratore di Bari Laudati ricostruisce la fuga di notizie sul caso D’Addario. Dai colloqui ascoltati emerge che Maritati incontrò un magistrato amico «individuabile nel pm Scelsi» <br />

Roma - L’attacco all’ex pm del caso D’Adda­rio Pino Scelsi da parte del procuratore ca­po di Bari Antonio Laudati è durissimo. Ben più di quanto trapelato dalle indiscre­zioni sulla sua audizione al Csm. In un me­moriale che ricostruisce cronologicamen­te le inchieste sulle escort e sulla sanità, ne infila per tutti e su tutto. Chiama in causa il senatore del Pd Maritati, intercettato men­tre chiede a De Santis (l’uomo di D’Alema) su chi deve «raccogliere notizie», riceven­do come risposta un inequivocabile «Ta­rantini »,poi mentre richiama l’amico spie­gando di aver appena incontrato un magi­strato, «individuabile nel dottor Scelsi». Ri­costruisce, ora per ora, la genesi della fuga di notizie dei verbali di Tarantini dal pc di Scelsi, il giorno dopo che vi erano stati co­piati su ordine dello stesso pm. Tira in ballo il fratello di Scelsi, medico, finito nelle inter­cettazioni, e racconta come in seguito il pm che l’ha intercettato finisca a sua volta nei brogliacci di Scelsi. Solleva sospetti anche su Fiore, il successore alla Sanità del dale­miano Tedesco (indagato e costretto a di­mettersi), a cui fu permesso di visionare atti d’indagine che non era forse opportuno di­vulgare.

LE TANTE VERSIONI DEL SENATORE MARITATI
Scelsi ha dichiarato che all’alba dell’indagi­ne su Gianpi Tarantini, il dalemiano Rober­to De Santis chiese a Maritati di informarsi sull’inchiesta.Scelsi aggiunge di averlo«re­spinto » a mani vuote. Maritati ha negato, anche al Giornale il 30 settembre («Non ho chiesto notizie a nessuno, compreso Scel­si »). Nel documento di Laudati, però, parla­no le intercettazioni: «Il 28 maggio 2009 ve­­niva intercettata, attraverso l’utenza in uso a Roberto De Santis, una conversazione tra il medesimo e il senatore Alberto Maritati nel corso della quale quest’ultimo, rappre­sentando di trovarsi a Bari, gli chiedeva di sapere il nome della persona in ordine alla quale, su richiesta del De Santis, avrebbe dovuto raccogliere notizie. De Santis, mo­strandosi imbarazzato dal dover fornire te­lefonicamente l’informazione, ma non po­­tendo interloquire in altro modo con Mari­­tati, trovandosi a Roma, citava Tarantini. Nel pomeriggio Maritati contattava nuova­mente De Santis riferendogli di avere avuto un incontro con un suo amico magistrato, persona questa individuabile nel dottor Scelsi». Ieri Maritati ha corretto il tiro, am­mettendo l’incontro con Scelsi, ma soste­nendo di aver chiesto solo «lecite» informa­zioni su un presunto ingiusto coinvolgi­mento di De Santis nell’inchiesta Taranti­ni.

IL COPIA-INCOLLA DEI VERBALI DAL PC DI SCELSI AL «CORRIERE» Il verbale di Tarantini sulle escort a Palazzo Grazioli e «fornite» al vice di Vendola Frisul­lo­finisce pubblicato sul Corriere come ben­venuto quando Laudati si insedia. Nel me­moriale, senza commento, così si ricostrui­scono i fatti: «Il 28, 29 e 31 luglio 2009, Taran­tini veniva sottoposto a interrogatorio (...) il 3 agosto, il maresciallo Soligo su richiesta di Scelsi copiava sul pc del magistrato i ver­bali degli interrogatori. Il 4 agosto avveniva da parte di Andrea Morrone il furto da “re­moto” dei file relativi ai verbali di interroga­torio ».

IL FRATELLO DEL PM E LA COLLEGA «SPIATA» Laudati ricostruisce gli incroci tra le inchie­ste di Scelsi e di un’altra pm barese, Desirée Digeronimo.Quest’ultima,indagando sul­­l’assessore vendoliano Tedesco, aveva pe­scato intercettazioni «in cui emergevano 14 contatti» che Tedesco e il suo collabora­tore Malcangi «avevano intrattenuto con il dottor Michele Scelsi, fratello» del pm. Niente di grave, solo «conversazioni (...) ri­condotte nell’alveo di normali rapporti la­vorativi ». Il predecessore facente funzioni di Laudati, Marzano, ne informa comun­que Scelsi a luglio 2009 per consentirgli «no­nostante l’irrilevanza processuale delle conversazioni»di valutare se«ritenesse sus­sistere motivi di opportunità ostativi alla prosecuzione da parte sua delle predette in­dagini ». Scelsi «non ravvisò» motivi di astensione. Ma nel corso delle sue indagi­ni, mette sotto intercettazione una serie di numeri riferibili alla Lady Asl barese, Lea Cosentino,tra cui uno intestato a un’amica di quest’ultima, il primario Paola D’Aprile. Il gip rigetta le intercettazioni, ma due setti­mane dopo, il 19 agosto 2009, Scelsi dispo­ne di nuovo l’intercettazione sulle stesse utenze,compresa quella della D’Aprile,ot­tenendo il via libera da un’altra gip. E «le in­tercettazioni esperite - scrive Laudati- rile­vavano la realizzazione di colloqui telefoni­ci e di incontri avvenuti tra la D’Aprile e la dottoressa Digeronimo, sua amica». La Di­geronimo, come detto,è la pm che s’era im­battuta nel fratello di Scelsi.

GLI ATTI D’INDAGINE CONSEGNATI ALLA REGIONE Il memoriale racconta poi come la perquisi­zione a Tarantini ordinata da Scelsi l’11 maggio determini «di fatto l’interruzione delle intercettazioni in corso»,pregiudican­do l’indagine. Rivela inoltre come, mesi do­po, lo stesso Scelsi acconsenta alla richiesta di accesso agli atti di un’indagine sulla sani­tà da parte della Regione, motivandolo con la fine delle attività investigative e con la ri­chiesta di archiviazione per quel fascicolo, che verteva su un’intercettazione al hotel «De Russie» di Roma con Lea Cosentino, Ta­rantini e il dalemiano Intini. Ma meno di tre mesi dopo ancora Scelsi chiede la revoca di quella richiesta di archiviazione. Quando ormai, però, è troppo tardi perché gli atti so­no stati resi pubblici...