Così è sfuggito al rischio del tritacarne


nostro inviato a Livorno

Scampi-bis. Il proprietario della «Barcarola» aveva già preparato il lancio di un nuovo piatto, una doppia porzione di crostacei crudi al limone. E i giocatori del Livorno stavano già pensando a una nuova t-shirt, «Carlo Azeglio, fai gol per altri sette anni». Invece niente. Dopo una giornata in altalena Carlo Azeglio Ciampi rinuncia, gli scampi tornano in ghiacciaia e le magliette nell’armadio. «Ho 85 anni, nessuno è stato mai rieletto e l’Italia è una Repubblica».
Nessun Ciampi-bis, dunque, soltanto un bisnonno. «Non sono disponibile a un secondo mandato», scrive il capo dello Stato, che in una ventina di righe mette fine a due settimane di frullatore istituzionale. Nero su bianco, la nota era pronta da giorni. Ora, dopo che Bertinotti ha convocato i grandi elettori per il Colle, il gran rifiuto è agli atti, formalizzato. Motivi anagrafici, ovviamente, «perché non ritengo, data l’età avanzata, di poter contare sulle energie necessarie all’adempimento, per il lungo arco di tempo previsto, di tutte le gravose funzioni proprie del presidente della Repubblica». E motivi costituzionali. «Nessuno dei precedenti nove capi dello Stato - spiega - è stato rieletto. Questa è diventata una consuetudine significativa che è bene non infrangere»: non sono un monarca.
Ma sono soprattutto politici i motivi che hanno spinto Ciampi a ritirarsi, pare definitivamente, dalla corsa. Una decisione, affermano i suoi consiglieri, «maturata da tempo» e che però, visto l’accavallarsi delle voci e il moltiplicarsi delle pressioni, ha dovuto ripetere ufficialmente con un comunicato. Per la sua «formazione culturale», il capo dello Stato non crede infatti nell’utilità per il Paese di incarichi prolungati. «Sette anni sono forse anche troppi». Poteva ripensarci, insistono, solo di fronte a una grave crisi, a un impasse insormontabile. Oppure, poteva forse riconsiderare la questione se le forze politiche glielo avessero chiesto in maniera corale. E «non è successo».
Certo, c’era una novità, c’era l’indicazione formale da parte della Cdl. Ma sul Colle quella mossa è sembrata più una scelta tattica per mettere in difficoltà l’Unione che una preferenza convinta sulla persona. E Ciampi, dopo essere stato il presidente di tutti eletto a larghissima maggioranza, non voleva adesso, a 85 anni, passare per un presidente di parte. Non c’era invece, e questo ha pesato moltissimo, un’analoga indicazione da parte del centrosinistra. Dichiarazioni, buone intenzioni, ma parole pronunciate per strada o davanti a un portone, non atti politici o istituzionali. Tanti «magari» e «sarebbe perfetto», conditi però da troppe precisazioni, da troppi distinguo, da troppi «deve essere lui a decidere».
Così, Ciampi ha capito che c’era un qualcosa di «forzato» nella designazione del centrodestra e che c’era anche molto poco entusiasmo nel centrosinistra, in particolare nei Ds. Meglio chiuderla qui, per non finire in qualche tritacarne, per non correre il rischio di trovare lunedì il proprio nome tra le schede sparse. Non posso finire in una rosa, ha spiegato in queste ore ai suoi collaboratori e ai tanti che gli hanno telefonato, non posso essere un candidato di parte o un nome che divide. Semmai, io sono una soluzione condivisa.
Meglio insomma prendere il buono del pressing a cui è stato sottoposto negli ultimi giorni. «Sono profondamente grato - si legge infatti nella nota - per le molteplici dichiarazioni in favore della mia rielezione, anche perché questo implica una valutazione positiva del mio operato quale capo dello Stato, garante dell’unità nazionale e custode dell’ordine costituzionale». Bene quindi il «metodo Ciampi», non il Ciampi-bis, almeno in queste condizioni. «Interpreto questa convergenza di parti politiche diverse sul mio nome come disponibilità a quel civile confronto che è premessa e condizione indispensabile della saldezza delle istituzioni».
E adesso Livorno è triste. Ci avevano sperato davvero, dopo il rilancio della Cdl, dopo anche la prudenza del capo dello Stato, che sembrava tentato ad accettare. In mattinata, bagno di folla in piazza Municipio e un discorso allusivo. «Noi abbiamo la fama di essere impulsivi, che non facciamo certo prevalere i pregiudizi sul cuore. Anzi il cuore, lo sappiamo, se si unisce alla testa è la nostra forza. Sono sempre stato e sempre sarò uno di voi, caratterizzato da quella schiettezza e concretezza nell’affrontare le vicende della vita». Ciampi rimani, gli hanno detto all’uscita. «Adesso vediamo», la risposta. Ma tutto era già deciso, il comunicato era pronto da tempo. Per farlo uscire ha aspettato di tornare sul Colle, dove i centralini si sono intasati. Non era una notizia da poter dare a Livorno.
Massimiliano Scafi