Così si alimenta solo il sentimento xenofobo

Ha una curiosa nozione di ciò che si intende per «forma di rispetto», il dirigente scolastico di Cordignano, la professoressa Iginia Toldo. La quale, «per una forma di rispetto per i bimbi non cattolici» (evita persino di nominarlo, l’islam, di dire «bimbi di religione islamica») ha decretato che i bimbi di religione cattolica non dovessero prender parte alla funzione religiosa del 4 novembre. Una messa che da quelle parti, fra Treviso e Pordenone, subito e a lungo coinvolte nella Grande Guerra, tradizionalmente apre la giornata della commemorazione dei caduti. Non si capisce infatti cosa potessero avere da lagnarsi, i bimbi musulmani, se i bimbi cattolici fossero andati alla funzione.

Quando i primi si recano a pregare nella moschea, i secondi accusano forse una mancanza di rispetto nei loro confronti? Eppure è andata così, niente messa per gli alunni di Cordignano, ma solo una cerimonia civile e dunque bellamente laica (nel corso della quale, però, monsignor Pietro Sanson ha impartito la benedizione e invitato alla collettiva preghiera: senza che i bimbi, sempre loro, di fede islamica abbiano fatto i capricci gettando così nello sconforto la sensibile professoressa Toldo). Se ha fatto infuriare don Sanson, la decisione di non condurre le scolaresche indigene e battezzate in chiesa è invece sottoscritta con entusiasmo dal vice preside Carlo Berlese, che si dichiara cattolico praticante, ma che fa «del rispetto degli altri una questione dalla quale non si può prescindere».

E ci risiamo col rispetto. Forse inebriati dalla stolta sentenza della Corte Europea che vietò il crocifisso nelle aule - ed è tutto da vedere - Toldo e Berlese hanno creduto fosse giunta l’occasione di saltare il fosso, brandire come una scimitarra la sensibilità islamica e lasciare che dall’impervio processo di integrazione siano esclusi gli integrandi. Ai quali è consentito ed anzi richiesto di prostrarsi pecoroni per le loro pubbliche preghiere, invocare la grandezza di Allah, procedere alla macellazione rituale eccetera senza timore di arrecare eventuali offese al sentimento religioso o alla tradizione culturale della controparte. La quale, a sua volta, vuoi per non titillare la famosa sensibilità degli Abdul e delle Fatima, vuoi per sveltire l’integrazione, deve astenersi dalle tradizionali pratiche di culto e, magari, togliersi il vizio di mangiar salami o prosciutti.

Perché come afferma il Berlese, il rispetto degli altri è una questione sulla quale non si può prescindere. Mentre si può prescindere, e alla grande, dalla sensibilità di quanti non sono «altri», ovvero dei cordignanesi. Ammettendo che Toldo e Berlese abbiano operato e parlato in assoluta, anche se mal riposta, buonafede, sta di fatto che gli effetti negativi del loro fare soverchiano di gran lunga gli eventuali meriti. Impedire, per una stravaganza multietnica, l’accesso di credenti nel loro luogo di culto non fa altro che alimentare, in quei credenti, l’impressione d’essere sotto assedio, con una quinta colonna al lavoro pse e quanti ce ne sono, disseminati nel Paese, sembra facciano di tutto per metterci con le spalle al muro.

Questo loro protervo dilatare, esagerare la suscettibilità islamica per negarci le pratiche della nostra tradizione religiosa e culturale o per consentircele solo nel più privato del privato, nelle catacombe, finirà per alimentare ciò che più allarma gli apostoli del melting pot: il sentimento xenofobo. E indurre a provare avversione nei confronti di coloro con i quali ci si chiede di integrarci, non mi pare che sia una buona idea. Sicuramente politicamente corretta, ma forse proprio per questo, imbecille.