«Così si annulla l’efficacia della Bossi-Fini»

Francesca Angeli

da Roma

«La politica del governo Prodi sull’immigrazione crea condizioni di disagio che possono diventare esplosive. Sentenze controverse come questa aggravano la situazione». Il senatore di Alleanza nazionale, Alfredo Mantovano, non vuole dare un giudizio definitivo sulla decisione della Cassazione che ha annullato l’arresto di una immigrata clandestina recidiva. «Voglio leggere a fondo le motivazioni della sentenza. Con gli elementi a disposizione mi sfugge la logica dei giudici», spiega.
Senatore Mantovano i giudici di Cassazione hanno tenuto conto della normativa in vigore, la Bossi-Fini?
«La sentenza non è un vero e proprio capovolgimento di quelle norme ma sicuramente di fatto annulla l’obbiettivo primario della legge che è quello di espellere i clandestini. La logica della Bossi-Fini era quella di privare momentaneamente della libertà il clandestino per essere certi della sua espulsione. Dire che non si può arrestarlo equivale a una resa: è ovvio che a quel punto il clandestino resterà sul territorio».
La Cassazione indica nel centro di permanenza il luogo idoneo al trattenimento del clandestino in attesa di espulsione.
«Ma l’arresto è l’extrema ratio tesa a garantire l’espulsione quando i termini di trattenimento nei centri di permanenza sono già scaduti. E infatti ci troviamo di fronte a un recidivo. Lo straniero viene individuato una prima volta e quindi intimato di espulsione. Se poi viene nuovamente trovato sul territorio nazionale può essere trattenuto al massimo per 60 giorni in un cpt. Scaduti i 60 giorni va espulso e se viene ritrovato va arrestato. Non è che possiamo farlo tornare nel cpt che, al contrario di quanto dice Rifondazione comunista, non è assolutamente un carcere. Quindi di fatto con questa sentenza il clandestino viene lasciato libero a scapito della sicurezza».
Contro la Bossi-Fini si sono accumulati i ricorsi.
«Da quando è stata approvata nel settembre del 2002 al 31 dicembre 2005 sono state presentate alla Consulta 617 ordinanze di illegittimità. Di queste ne sono state accolte forse 5. Grazie a quei ricorsi però nell’attesa della sentenza i clandestini sono rimasti liberi. Si potrebbe parlare di disapplicazione giudiziaria della Bossi-Fini».
Il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, vuole regolarizzare i clandestini presenti sul territorio.
«Buona idea se si vogliono far arrivare in Italia clandestini da tutto il mondo. Il rischio che la situazione possa degenerare, come nelle banlieues francesi, dipende da due elementi: la mancanza di lavoro e la mancanza di controllo. Direi che il governo Prodi sta ponendo le condizioni perché la situazione esploda».