Così si aprono le porte agli immigrati

da Roma

Porte aperte agli extracomunitari con i Dico? A prima vista sembrerebbe proprio così. L’articolo 6 del disegno di legge Bindi-Pollastrini prevede la possibilità del rilascio di un «permesso di soggiorno per convivenza» per i cittadini non provenienti da Paesi Ue o apolidi senza un autonomo diritto di soggiorno.
Il fatto che il legislatore abbia omesso di indicare una durata minima della convivenza per l’accesso a questa facoltà come in altri casi (3 anni per la successione nella locazione e 9 per i diritti successori) potrebbe determinare una corsa al Dico da parte degli immigrati irregolari, ammesso che trovino un cittadino italiano disposto a registrare tale dichiarazione all’anagrafe. Nella casistica, infatti, rientrano colf e badanti extracomunitari senza permesso e, sebbene il ddl vieti il Dico a coloro che sono legati da «rapporti contrattuali anche lavorativi», alcuni anziani potrebbero legarsi ai loro aiutanti per non perderne il sostegno.
La corresponsione di una qualche «mancia» potrebbe far scattare un vero e proprio «mercato nero» dei Dico. Certo, il disegno di legge prevede sanzioni (reclusione da 1 a 3 anni e multa da 3 a 10mila euro) per coloro i quali dichiarino falsamente di essere conviventi. Ma trattandosi di una registrazione anagrafica spetta a Comuni e questure l’accertamento di eventuali irregolarità e non è detto che in ogni dove si impegni personale per questo tipo di verifiche. Il problema, tuttavia, è soprattutto di natura sociale perché nessun altro istituto previsto dalla legge (salvo il matrimonio) consente a un extracomunitario di ottenere agevolazioni sulla casa, sul lavoro e sui trattamenti previdenziali oltreché l’attribuzione del diritto di successione.
Merita una citazione anche il comma 2 dell’articolo 6 perché si completa l’iter di recepimento della direttiva comunitaria 38 del 2004 già iniziato con un decreto legislativo emanato a novembre. In pratica, si garantisce il diritto di soggiorno (con registrazione anagrafica) al convivente di un cittadino italiano proveniente da uno Stato Ue. Le Commissioni parlamentari a dicembre avevano approvato il decreto (tra le proteste dell’opposizione) «sorvolando» sull’equiparazione tra matrimonio e unioni registrate prevista dalla direttiva. Il ddl ha sciolto la riserva: il Dico è un po’ come un Pacs.