Così si arrotonda l’assegno dell’Inps

La crisi del 2008, successiva al fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers, e quella de 2011, con al centro i problemi di sostenibilità del debito sovrano dei Paesi della zona euro, hanno determinato un cambio profondo nelle scelte dei risparmiatori italiani.
In particolare, è diminuita sensibilmente la propensione al rischio anche perché, oggi più di ieri, i risparmi sono sempre più preziosi per la famiglia e nessuno intende correre il rischio di perderli. In quest’ottica le banche cercano di offrire soluzioni che consentano di cogliere le molteplici opportunità presenti sul mercato con un rischio controllato e, tra queste, i piani di accumulo («Pac») sono tra i più gettonati. Il risparmiatore che apre un Pac, si impegna a versare una determinata rata (per esempio, 50, 100, 200 euro) periodica a sua scelta (per esempio ogni mesi, ogni 3 o 6 mesi eccetera) senza tuttavia nessun obbligo: può in qualsiasi momento, sospendere i versamenti per poi riprenderli o anche interrompere gli acquisti, vendere le quote già sottoscritte e proseguire i versamenti, aumentare l’importo della rata, senza nessuna penalità. A questa flessibilità si aggiunge la qualità intrinseca dei piani di accumulo che consiste nel comperare in tutte le condizioni di mercato (sia nelle fasi di discesa degli indici di Borsa e sia in quelle di rialzo) senza farsi influenzare dall’emotività che spesso porta a effettuare scelte incoerenti: comperare sui massimi e vendere sui minimi (incassando sicure perdite).
Queste caratteristiche sono particolarmente apprezzate dai risparmiatori in quanto consentono di prendere posizioni sui mercati azionari riducendo il rischio grazie all’acquisto mediato delle quote e sono una delle soluzioni più frequentemente offerte ai clienti da alcune banche, come in particolare il gruppo Unicredit, il gruppo Montepaschi e Intesa Sanpaolo, che negli ultimi anni hanno accelerato sui Pac proponendoli come formula consigliata per esporsi sulle Borse a rischio controllato. C’è poi chi, come Ing Direct, ha coniugato la formula dei Pac con la comodità e la convenienza delle sottoscrizioni online. Con «Formula Arancio», il cliente Ing Direct può diversificare il portafoglio operando da casa o dall’ufficio, investendo in sei fondi diversi: Euro Arancio (un fondo obbligazionario in titoli di stato e bond societari di alta qualità), Inflazione più Arancio (che investe in titoli legati all’inflazione), Convertibile Arancio (specializzato in obbligazioni convertibili), Dividendo Arancio (focalizzato su 150 aziende mondiali solide e che pagano un alto dividendo), Top Italia Arancio (che punta sulle 40 blue chips di Piazza affari) e Mattone Arancio (indirizzato sulle aziende del settore immobiliare).
Attivando il Piano di investimento mensile, dopo aver sottoscritto un fondo della famiglia Formula Arancio, verrà prelevata automaticamente ogni mese la somma scelta (a partire da 100 euro) dal conto corrente predefinito e sarà investita nel fondo selezionato senza nessun costo.
Il Pac come strumento di accumulo dei risparmi per il lungo periodo è una delle proposte di maggior rilevanza anche in alcune dinamiche reti di promotori, come quella di Banca Mediolanum. Ma c’è di più. I professionisti di Mediolanum, in virtù dell’esperienza pluriennale maturata con i Pac, propongono alla propria clientela i «Fip», i Piani inviduali di previdenza. In pratica si tratta di piani di accumulo con finalità pensionistiche. Il Fip, infatti, ha l’obiettivo di soddisfare tutte le esigenze della clientela nell’ambito dell’investimento, della copertura previdenziale e della protezione e rappresenta una valida soluzione per integrare la pensione pubblica, per investire al meglio il proprio Tfr e per godere di tutti i vantaggi fiscali propri della tipologia di prodotto: i premi annui versati, fino a un massimo di 5.165 euro, sono deducibili dalla propria dichiarazione dei redditi. Il Fip è infatti a tutti gli effetti una forma previdenziale finalizzata all’erogazione di trattamenti pensionistici complementari. La scadenza coincide con l’età pensionabile e il sottoscrittore ha anche la possibilità di allungare la durata della fase di accumulo oltre il raggiungimento dell’età pensionabile.
Il Fip, a differenza dei fondi pensione negoziali, cioè quelli di una specifica categoria di lavoratori (metalmeccanici, chimici, telefonici, eccetera), e di quelli aperti (sottoscrivibili soltanto in presenza di un accordo sindacale con l’azienda presso la quale si svolge l'attività lavorativa), sono fondi pensione integrativi studiati su misura del singolo lavoratore e sulle sue specifiche esigenze e disponibilità. Ciò consente al promotore di allestire una soluzione finanziaria e previdenziale che sia capace di ottimizzare i rendimenti nel medio lungo termine , ridurre i rischi del portafoglio tramite un’ampia e accurata diversificazione con l’obiettivo di accumulare nel tempo un trattamento pensionistico capace di integrare in modo adeguato la pensione pubblica che spetterà al sottoscrittore nel momento in cui cesserà la sua attività lavorativa.