«Così si conferma il vuoto legislativo»

da Roma

Consentire una sorta di obiezione di coscienza attiva per interrompere la respirazione assistita a Welby senza attendere che i lunghi tempi della politica colmino il vuoto legislativo; oppure avviare una approfondita riflessione da parte del Comitato di bioetica che, non sull'onda dell'emotività, fissi linee guida sull'accanimento terapeutico: è a queste opposte conclusioni che giungono i costituzionalisti Michele Ainis e Cesare Mirabelli dopo aver letto le motivazioni del giudice di Roma Angela Salvio che ha dichiarato inammissibile il ricorso di Welby. Ainis concorda: su temi delicati come il consenso informato e l'accanimento terapeutico c'è un vuoto normativo Per Mirabelli, ex presidente della Corte costituzionale, l'obiezione di coscienza in questo contesto è impossibile: «Obiettare significa sottrarsi a un comportamento doveroso, ma in questo caso un obbligo nell'ordinamento non esiste». Anzi, c'è un vuoto che, secondo l'ex presidente della Consulta, va colmato «con ponderazione e non sull'onda dell'emotività»: «A volte il diritto non può tutto e la stessa politica non può tutto».