«Così si fugge dalle proprie responsabilità»

Gianna Schelotto: «È l’ennesimo segnale di una società che non sa più come affrontare le crisi»

Altro che nuova moda. Per la psicologa Gianna Schelotto l'idea di rivolgersi a un professionista per lasciare il partner è, perlomeno, sconcertante. Il suo primo commento al proposito è lapidario: «La madre dei codardi è sempre incinta».
La stupisce il successo di Herr Terminator?
«Direi di no. Perché in questo mondo cerchiamo sempre facilitazioni in tutto. Se c'è la pillolina che ci risolve un pensiero la prendiamo, se abbiamo qualche problema d'impotenza il viagra ci aiuta e non ci fa interrogare sul perché...».
Un approccio che non le piace.
«Oggi va così. Ma mi auguro che il fenomeno non si diffonda, perché è un modo per non affrontare le cose nella loro profondità e complessità. E, soprattutto, per deresponsabilizzarsi».
Ma qual è il problema?
«La difficoltà di comunicazione anche a livelli affettivi. In un mondo che comunica così tanto, quando si tratta di farlo profondamente ci si rivolge a un'agenzia».
E per chi viene lasciato è un trauma...
«Bè, ora c'è anche chi abbandona con gli sms, che sono più sbrigativi e meno costosi. Immagino che questo signore almeno si preoccupi di usare le parole giuste».
Secondo lei Dressler è un sadico?
«Più che sadico direi cinico. E forse un po’ guardone, ci può stare di tutto. Ma può essere anche soltanto una sfida, un lavoro insolito».