Così si investe con poco rischio Quando è meglio preferire gli Etf

Chi vuole diversificare i propri investimenti difendendosi dall’«erosione» dei prezzi può scommettere sia su specifici fondi comuni sia sugli Etf specializzati nelle obbligazioni legate all’inflazione. Nel dettaglio in Italia esistono 77 fondi comuni con queste caratteristiche, cui si aggiungono 4 Etf (sono i fondi passivi scambiabili in Borsa come le azioni e dalle commissioni ridotte all’osso). Uno di questi Etf (il «Db x-tracker iBoxx global inflation linked tr hedged» di Deutsche Bank) è indicizzato all’inflazione mondiale mentre gli altri tre (il «Db x-tracker iBoxx euro inflation linked tr» sempre dell’istituto tedesco, il «Lyxor etf Euromts inflation linked» del gruppo Societe Generale e lo «Ishares euro inflation linked bond») sono legati a quella europea.
Come scegliere l’alternativa migliore tra i fondi tradizionali e gli Eft? Per prima cosa va detto che ci sono alcuni fondi «anti inflazione» che dall’inizio di quest’anno stanno realizzando buoni risultati: come i comparti Schroder Isf global Inflation Linked, Axa wf global Inflation bonds, Caam funds euro inflation bond e Parvest euro inflation-linked bond. È però sufficiente ragionare a uno o a tre anni per imbattersi in Etf dai rendimenti più generosi: nel dettaglio da inizio 2009 i 77 fondi di categoria hanno fruttato in media il 2% contro il 2,92% degli Etf e la «forbice» dei rendimenti si allarga progressivamente passando a un orizzonte di un anno (1,63% contro il 3,04%) o a 3 anni (5,97% rispetto al 10,1%). Le ragioni che spiegano questa differenza di rendimento sono legate essenzialmente ai costi: in un anno le spese complessive che gravano su un fondo indicizzato all’inflazione toccano in media lo 0,87% contro lo 0,20-0,25% di un Etf concorrente. In tutti i casi va però detto che, a differenza dell’investimento diretto in un singolo Btpei o in un buono postale «anti inflazione», acquistare un fondo o un Etf «speciale» permette di diversificare su molte decine di titoli e quindi di diluire il rischio. A chi possono essere adatti questi prodotti? I fondi e gli Etf indicizzati all’inflazione possono essere inseriti in ogni portafoglio obbligazionario sia perché hanno un profilo di rischio normalmente inferiore ai fondi a reddito fisso europei sia perché, a patto che si mantengano in portafoglio per almeno 12-18 mesi, il «pericolo» non è molto superiore a quello di un fondo monetario. Per quanto riguarda, invece, su quale debba essere il peso di questi prodotti sul portafoglio non esiste una risposta unica, perché dipende dalla propensione al rischio del singolo investitore e da quanto vuole proteggersi dal pericolo inflazione nei prossimi anni. Semplificando, si può ipotizzare in un portafoglio tutto a reddito fisso di dedicare a questi prodotti un 15-20% subito e un ulteriore 15% diluito nei prossimi 3-6 mesi, per cogliere eventuali oscillazioni del mercato.