Così si mette il governo in liquidazione

Quella specie di Confindustria guidata dai fratelli Marx che è diventata l'organizzazione presieduta da Luca Cordero di Montezemolo («la Finanziaria fa schifo», «la Finanziaria dà segni di riformismo»: nessun giorno senza frase, ma mai coerente con quella del giorno prima) ha dato fiato al governo Prodi, consentendogli di presentarsi come punto di sintesi delle forze sociali. Escluso, naturalmente, qualche milione di imprese artigiane e commerciali, e qualche altro milione di professionisti. E alcuni milioni di disoccupati che resteranno a casa grazie al padoaschioppismo. Si presenta oggi, quindi, un governo che resta classista ma cerca d'inglobare anche la grande impresa (meno le perseguitate Telecom Italia, Autostrade e così via) nel suo disegno.
I giornali «indipendenti» hanno virato subito dopo il patto: la Finanziaria senza sviluppo è diventata più mangiabile. Nei misteri della nostra libera stampa va inserito anche quello per cui quando Francesco Giavazzi spara contro un ministro del centrodestra, quest'ultimo si dimette, quando il professore se la prende con Tommaso Padoa-Schioppa, è il bocconiano a essere messo in soffitta.
Le contraddizioni del governo sono tutte in campo: ieri i veri padroni della coalizione, i capi della Cgil (il segretario Guglielmo Epifani e il suo azionista di maggioranza il massimalista Carlo Podda leader del pubblico impiego cigiellino) hanno dato una prova di sopraffino umorismo dicendo che saranno loro a riformare l'amministrazione pubblica. E sulle pensioni si ripeterà la stessa sceneggiata: di fatto il destino della coalizione prodiana così condizionata da Rifondazione non può che prevedere altre schifezze come la Finanziaria 2007.
Il problema è quanti guai dovrà passare il nostro Paese prima che l'esecutivo vada a casa. Ecco perché è opportuno accelerare l'iniziativa per liquidarlo immediatamente durante la prossima discussione parlamentare. I fenomeni di disgregazione della maggioranza sono lampanti.
Però per ottenere risultati in fretta vanno studiate mosse che aiutino a spostare due o tre voti dalla maggioranza all'opposizione al Senato. Bene le manifestazioni e gli emendamenti, ma si deve pensare a scelte che incidano direttamente sui parlamentari del centrosinistra. Uno dei problemi è trasformare la diffusa protesta in movimento sociale cosciente. Si deve spingere commercianti, artigiani, imprenditori, professionisti, disoccupati colpiti dall'assurda politica economica del centrosinistra a scrivere al loro sindaco, al loro parlamentare di centrosinistra: «Noi non ti voteremo più». Si deve far sentire una pressione sugli eletti che controbilanci l'inerzia di una maggioranza che senza base politica e sociale, punta a resistere grazie al suo potere formale (e qualche appoggio di un esausto establishment). Peraltro la scelta di trasformare la protesta in movimento cosciente anche se non portasse risultati immediati, pure realistici, preparerà comunque un terreno più solido per i prossimi appuntamenti.
Va considerato, inoltre, che un partito come quello Ds fa del rapporto con il territorio l'ultimo baluardo della sua forza. E se si mette in discussione questo «rapporto» si può indirettamente creare la base per l'«incidente parlamentare» che ci liberi di Romano Prodi. Va, infine, sgombrata l'azione dalla discussione su quel che succederà dopo l'affondamento di Prodi. Si aprirà una stagione nuova. Questo è prioritario. Qualsiasi soluzione venga dopo (voto o governo istituzionale) sarà segnata dalla battaglia del centrodestra e dalla sconfitta dell'asse Prodi-Cgil. Aprendo spazi per una politica di libertà.