Così si ride della famiglia «matriarcale»

Incursione grottesca nello sconquasso di una famiglia matriarcale che rappresenta, per via simbolica, la Famiglia odierna tout-court (quella partorita dalla controversa società dell’immagine), Anche io, Je suis Catherine Deneuve del francese Pierre Notte la dice lunga sui rischi che noi occidentali stiamo correndo in fatto di relazioni affettive, di modelli educativi, di travasi tra fiction e realtà. Spetta a Reza Keradman il merito di averne tratto uno spettacolo godibile e agrodolce (ora in scena alla Sala Uno) dove un certo gusto naïf e «cartoonistico» non inficia la possibilità di lanciare un messaggio forte e chiaro. Anzi, questo lavoro - sorretto da un’architettura e una scrittura senza dubbio originali e curiose (non per niente il trentanovenne Notte, segretario generale della Comédie Française, è una vera celebrità in patria) vive proprio di spigolature taglienti, di colori accesi, di una recitazione sovraesposta che rimanda per contrasto alla gravità della situazione. Si perché qui Monica Samassa (istrionica e frizzante madre), Selene Rosiello (Marie) e Sara Sartini (Geneviéve) danno vita a un quadretto generazionale di donne il cui soggetto centrale è la crisi d’identità, la difficoltà di crescere sentendosi adeguati e la difficoltà di educare all’equilibrio e all’accettazione di sé. Tra siparietti in odore di cabaret (con tanto di fisarmonica in scena), riferimenti più o meno diretti all’universo del cinema, della pubblicità e della tv, questa madre buffa e sopra le righe se la deve vedere con una figlia minore inappetente, convinta di essere la Deneuve, e con una primogenita dedita a certe inquietanti pratiche autolesionistiche assai di moda tra i nostri adolescenti. Il tutto confezionato con punte surreali e astratte, e con un inatteso colpo di scena finale: laddove la follia quotidiana si confonde con i paradossi della finzione.