Così si rigenerano ossa e tessuti

Si sta diffondendo anche in Italia l’impiego dei fattori di crescita piastrinici. É una autentica rivoluzione. Il sangue del paziente viene centrifugato e le piastrine concentrate rigenerano osso e tessuti. I primi risultati dello stimolo rigenerativo veicolato dal gel di piastrine sono stati osservati proprio sul tessuto osseo, ma ora trovano crescenti impieghi. Ne parliamo con Enrico Pietroiusti, specialista a Milano in odontostomatologia e chirurgia maxillo facciale, un pioniere nell’impiego dei fattori di crescita derivati dal sangue.
«Il Gel piastrinico o plasma autologo ricco di piastrine (PRP) è stato sviluppato - ricorda Pietroiusti - nei primi anni ’70, ma è stato durante gli anni 90 che sono state apportate significative migliorie sia alla tecnologia sia agli strumenti per ottenerlo. Le piastrine arricchite svolgono un ruolo importante nei meccanismi di riparazione tissutale. Le piastrine o trombociti sono frammenti cellulari dei megacariociti, le cellule progenitrici prodotte dal midollo osseo, coinvolti nella coagulazione. Hanno una forma discoide ed una concentrazione elevata nel sangue, pari a 140-400mila /mm cubo.La vita media delle piastrine è di 9-10 giorni, poi vengono degradate nella milza. Quando i livelli delle piastrine diminuiscono la trombopoietina stimola il midollo osseo a produrre altre piastrine. In ambito odontoiatrico – precisa il dottor Pietroiusti – cresce l’impiego del gel di piastrine nella chirurgia parodontale e nella chirurgia orale come acceleratore dei tempi e della qualità della guarigione. In particolare nella chirurgia orale e maxillo-facciale l’utilizzo del gel avviene soprattutto nelle fasi di ricostruzione, nel trattamento chirurgico delle brecce, dei difetti ossei e delle fistole oronasali e negli interventi di rialzo del seno mascellare. Il rilascio dei fattori di crescita contenuti nei granuli piastrinici stimola l’avvio dei processi di rigenerazione tissutale nel sito determinando una più efficace osteointegrazione dell’impianto».
Nella chirurgia implantare il gel piastrinico viene impiegato da solo o in associazione a materiali allogenici come l’osso di banca o liofilizzato o con materiali eterologhi come l’osso di derivazione bovina. «Le particelle da innesto - precisa il dottor Pietroiusti - vengono conglobate nel gel piastrinico fino a costituire una maglia fibrosa facilmente manipolabile che aderisce spontaneamente alle pareti ossee. Tra i numerosi benefici l’arresto del sanguinamento e la riduzione del rischio di dispersione del materiale impiegato e riduzione del dolore post chirurgico».
Il ruole delle piastrine è fondamentale nell'organismo. Queste componenti del nostro sangue intervengono in tutti i processi di guarigione. Quando avviene la rottura di vasi sanguigni, le piastrine rilasciano diverse molecole segnale innescando la cascata di coagulazione che porta in primo luogo alla formazione di un tappo emostatico nell’area lesionata. Il coagulo contiene cellule e piastrine che rilasciano diverse molecole e fattori di crescita provocando infiammazione acuta, caratterizzata dal richiamo di neutrofili e macrofagi che fagocitano i residui necrotici e producono insieme a cellule (citochine) che danno inizio alla proliferazione cellulare. Questo secondo stadio prevede la deposizione di collagene, la formazione di tessuto granulare, la neovascolarizzazione.
«La formazione di gel ricco di piastrine attraverso la centrifugazione del proprio sangue richiede particolari tecnologie», ricorda EnricoPietroiusti parlando dei sistemi più avanzati di biotecnologie dedicati all’utilizzo di cellule staminali per la rigenerazione ossea e tissutale anche nei centri di eccellenza ospedalieri italiani. «Con tecnologie innovative è possibile separare gli entrociti dalla componente plasmatica, minimizzando la perdita o il danneggiamento delle piastrine. Queste metodiche sono efficaci ed offrono una resa piastrinica superiore al 95 per cento. Il tempo di procedura è di otto minuti».