Così si sfida la camorra a viso aperto

Nemmeno a farlo apposta, nella fiction Rai Un posto al sole vestiva i panni di un agente di polizia corrotto dalla camorra. Al contrario, adesso è pronto a interpretare il ruolo di Roberto Saviano, il giornalista napoletano che alla criminalità organizzata si è opposto con la forza della parola e l’imperterrita ricerca della verità, autore del caso letterario del 2006 Gomorra (Mondadori). Stiamo parlando di Ivan Castiglione, ideatore con Mario Gelardi dell’adattamento teatrale del libro, in scena da martedì al Valle con la regia di Gelardi. «Con Mario ho conosciuto Saviano prima che pubblicasse il romanzo - racconta Castiglione - e siamo entrambi rimasti impressionati dalla sua passione, dall’energia allo stato puro che sprigiona».
Nella riduzione, scritta da Saviano a quattro mani con il regista, il duro affresco della realtà partenopea per ovvie ragioni di durata presenta dei tagli rispetto al libro: «Da quelle pagine si potrebbero trarre una ventina di messe in scena, così la scelta è caduta su cinque storie, relative ad altrettanti personaggi. C’è però anche qualcosa in più, come il racconto di eventi successivi all’uscita del libro, vedi il discorso di Saviano a Casale di Principe, quando in piazza ha avuto il coraggio di salire sul palco e di affrontare direttamente i camorristi». Sullo sfondo della Napoli dei clan, del porto e dei traffici di merci, le vicende che dal libro passano al palcoscenico (senza perdere in crudezza, a tratti violenza) sono quella di Pasquale il sarto (interpretato da Ernesto Mahieux), di Mariano dei Kalashnikov (Antonio Ianniello), del braccio armato della camorra Pikachu (Francesco Di Leva), di Kit Kat, camorrista non riuscito (Adriano Pantaleo) e, infine, dello Stakeholder, vale a dire il potente gestore dei rifiuti (Giuseppe Miale Di Mauro). Il collante di situazioni e personaggi è l’alter ego di Saviano, che in alcuni momenti apostrofa direttamente il pubblico come quando, all’inizio, viene rievocato il discorso di Casale di Principe. «La difficoltà di recitare nel ruolo di Roberto - racconta Castiglione - è di avere a che fare con il dolore, la rabbia e l’angoscia che permeano il libro, è un lavoro su se stessi». «Il senso dell’operazione - prosegue - è far conoscere il più possibile il lavoro di Saviano. Le sue pagine sono devastanti, del tutto nere, ma il fatto che siano scritte da una persona che proviene da quel territorio è un segnale molto forte. Ci piacerebbe ossessionare gli spettatori con l’ultima frase dello spettacolo, “non datevi pace”: un invito cioè a conoscere e capire le cose, perché è sull’ignoranza che la camorra ha costruito il suo potere economico». Lo spettacolo si avvale delle video-installazioni di Ciro Pellegrino e delle musiche di Francesco Forni. Le scene sono di Roberto Crea.
Teatro Valle, ore 20.45, repliche pomeridiane il 2, 5 e 8 dicembre (ore 16.45) e il 4 dicembre (ore 19). Informazioni: 06-68803794.