Così si sprecano 8 milioni di euro in fotocopie Il Consiglio di Stato vieta la mail: "Troppo lenta"

A ottobre 25mila candidati faranno il concorso per diventari professori universitari: invieranno al Miur 35 milioni di pagine di documenti per una spesa complessiva di 8 milioni. La Gelmini prova a sostituire la carta con le mail. Ma il Consiglio di Stato dice no: "Trasmissione lenta"

Roma - Pile di carta. Montagne di pagine da archiviare cheingialliscono e si perdono nel tempo. Con l'inchiostro che rimane senza più essere letto e si perde nel dimenticatoio. Un baratro della conoscenza, un abisso nero che costa all'erario pubblico oltre 8 milioni di euro. Una cifra da capogiro quella che il ministero dell'Istruzione dovrà sborsare per fotocopiare i documenti che 25mila candidati al concorso per la cattadra da professori universitari, che si terrà a ottobre, invieranno agli uffici del Miur. 

"Il governo procede nell'innovazione della scuola con un occhio attento agli sprechi e alla spesa improduttiva", aveva assicurato il ministro Mariastella Gelmini specificando che grazie alle innovazioni e alla riduzione degli appalti esterni per le pulizie si è riusciti a risparmiare 418 milioni di euro che saranno "reinvestiti nella scuola".  Anche a fronte di questa impostazione la Gelmini aveva proposto, in occasione del concorso per le cariche universitarie, di darci un taglio con le fotocopie. Pratica obsoleta da archiviare e invito - fortemente caldeggiato - di utilizzare - la mail. A ottobre, infatti, ben venticinquemila candidati saranno esaminati da novecento commissari suddivisi in centottanta commissioni. Per partecipare al concorso pubblico, i candidati sono chiamati in questi mesi a presentare tutti quei documenti richiesti dal Miur: dodici pubblicazioni ciascuno. Pile di carta, appunto. Montagne di fascicoli. E' stato calcolato un totale di circa, pagina più pagina meno, 35 milioni di fogli (tanto per farci un'idea: la Biblioteca Vaticana archivia 40 milioni di pagine). Viene un coccolone alla sola idea di doversele leggere, figuriamoci a fare lo sforzo ad archiviarle.

Proprio per evitare questo scempio di risorse e di carta, la Gelmini ha lanciato la proposta - di una ovvietà disarmante - di sostituire il materiale cartaceo con quello telematico: mail certificata e pdf in allegato. Una soluzione che chiunque troverebbe assai più veloce (impossibile che i documenti vadano persi) e, soprattutto, più economica (giusto i pochi centesimi della bolletta telefonica). Insomma, a nostro avviso, un'ottima proposta. In un Paese normale, chiunque avrebbe applaudito al ministro e si sarebbe battuto sulla capoccia chiedendosi per quale motivo non fosse stata adottata prima una soluzione del genere. Se si calcola che internet si è diffuso nelle case degli italiani alla fine del Novecento, verrebbe da dispiacersi per ben dieci anni di mancati risparmi. Lasciamo perdere. Per fortuna, la soluzione è stata trovata: meglio tardi che mai. Eppure al ministero dell'Istruzione non è dato di decidere come fare i concorsi pubblici: è necessario - e vincolante - il parere del Consiglio di Stato che, manco a dirlo, si è espresso contrariamente.

Il Consiglio di Stato, insomma, ha detto "no" a 8 milioni di euro di risparmi. Perché? La domanca è più che lecita: "La trasmissione informatica - spiega il Consiglio di Stato - può diventare troppo onerosa e richiedere tempi di confezionamento più lunghi". Leggi: con i documenti cartacei (scrivi, stampa, imbusta, affranca il francobollo, spedisci e via dicendo) si farebbe prima. Per quanto stupita dalla decisione, la Gelmini ha portato avanti la propria battaglia scrivendo direttamente al Consiglio di Stato per far presente che, secondo a uno studio del ministero, fotocopie, carta, raccomandate e corriere costerebbero alle casse dello Stato circa 8 milioni di euro. La risposta? "I risparmi - è stata la risposta del Consiglio di Stato - non sembrano così rilevanti a fronte della complicazione che si introduce, pretendendo l’invio delle pubblicazioni esclusivamente in forma telematica".

Oltre al fatto che suona assurdo - nell'anno del Signore 2011 - ritenere più veloce una lettera rispetto a una mail, verrebbe da chiedere se per il Consiglio di Stato i soldi crescono sotto gli alberi: in un momento in cui a tutti sono chiesti i sacrifici e l'Unione europea chiede, con sempre più insistenza, il pareggio del bilancio, 8 milioni di euro potrebbero essere accantonati per far fronte ad altre spese oppure reinvestiti nello stesso settore dell'istruzione che, come tutti sanno, ha sempre più bisogno di fondi e risorse.