Così il sogno si prende la rivincita

Un’ombra minacciosa pesa da sempre sui teatranti più sensibili e accorti. Un’ombra evocatrice di quel senso dell’effimero, di quella fragilità intrinseca, di quella inevitabile paura del domani che accompagna e connota la grande avventura artistica del teatro occidentale. Se ne era già accorto Pirandello nei primi anni ’30 allorquando, prossimo alla morte, mise mano al più profetico dei suoi Miti, I Giganti della Montagna, fiaba dagli accenti surreali e simbolici che, rimasta incompiuta, pone interrogativi emblematici sul destino dell’arte scenica nella società moderna. Ovvero, in un mondo votato a premiare la produttiva fecondità della tecnologia, l’omologazione, la tracotanza del pragmatismo, con conseguente messa al bando della poesia, dell’invenzione, del sogno. Da stasera, sul palcoscenico dell’Argentina, ad accogliere la non facile eredità pirandelliana c’è un regista serio, profondo e colto come Federico Tiezzi, ancora una volta in coppia con l’attore Sandro Lombardi, interprete del ruolo di Crotone e coautore della drammaturgia. Questa dei Giganti, a dire il vero, ci sembra una tappa quasi dovuta nel tracciato del suo brillante percorso professionale. Non fosse altro perché già anni fa, in un’intervista pubblicata dal Giornale, il regista toscano esordì dicendo: «Il teatro in Italia è morto». Affermazione che non gli ha poi impedito di firmare spettacoli memorabili (ultimo Gli Uccelli di Aristofane), ma che probabilmente era già sintomatica di dubbi e quesiti urgenti. Quegli stessi che l’autore siciliano pone, sbalorditamene, proprio qui. Il testo è infatti un autentico campo di battaglia filosofico dove si scontrano tre fronti: la Contessa Ilse, nemica della materialità e strenua paladina del valore sacro della poesia; i Giganti, dediti all’esercizio della forza in un mondo in crisi ma non privo di opportunità (e se avessero ragione loro?); il mago Crotone, figura magica che intravede la salvezza nel «fluire delle immagini» (con ovvi rimandi al cinema). E alla fine? La vittoria non spetta a nessuno dei tre. La risposta drammatica, dunque, rimane afona. Come è noto, Pirandello non fece in tempo a concludere l’opera e si limitò a dettare alcuni appunti al figlio. Motivo per cui Tiezzi - orchestratore di un lavoro carico di suggestioni felliniane, di citazioni musicali e pittoriche - ha affidato a Franco Scaldati il compito di redigere una «possibile» soluzione del Mito (nel cast anche Iaia Forte, Marion D’Amburgo, Massimo Verdastro e Alessandro Schiavo).
Repliche fino al 25 novembre