Così Spalletti s'è giocato l'appoggio di Totti

Le liti sempre più frequenti coi giocatori sono il segnale che il gruppo della Roma non ha digerito il desiderio del tecnico di andarsene al Chelsea alla corte di Abramovic

Roma - Mai sosta fu così benedetta dalla Roma. Trigoria si svuota per un paio di giorni, in dieci saranno con le nazionali (i tre brasiliani oltreoceano), tutti gli altri - infortunati a parte - si confronteranno con Luciano Spalletti a partire da domani. All’orizzonte ci sono l’Inter e il Chelsea, due appuntamenti che dovranno chiarire gli esatti obiettivi di una squadra in crisi. Una crisi che per ora non trova soluzioni. Inutili i discorsi o i patti sanciti nel chiuso dello spogliatoio, la depressione sembra regnare sovrana sul gruppo. Che pure non lesina l’impegno, ma mentalmente non riesce a reagire alle difficoltà.

L’umore è sotto i tacchi, anche il tecnico sembra più dimesso rispetto alla passata stagione. C’è chi parla di uno spogliatoio non più unito: in molti (senatori e gregari) non hanno perdonato a Spalletti, che ha sempre preteso «comportamenti giusti» dai suoi giocatori, la tentazione estiva del Chelsea e di Abramovich. Il disagio si è poi allargato verso i suoi collaboratori, mal sopportati dalla squadra (vedi Baldini che non riscuoterebbe consensi per atteggiamenti poco graditi).

Ma non c’è chi rema contro il tecnico, manca quella cattiveria agonistica, punto di forza della Roma delle meraviglie. Torna poi in mente anche quel lungo periodo di vacanza concesso ai giocatori dopo Catania, ultimo atto di una stagione incredibile: 57 giorni. Inutile ricominciare prima il lavoro a Trigoria, sostenne Spalletti, visto che il mercato in entrata della Roma (che doveva prima vendere Mancini) non era ancora completato. Ma quando si è reso conto che la squadra era indietro nella condizione, ha dovuto forzare gli allenamenti. Risultato: quattro infortuni muscolari in 9 giorni e l’inizio di un periodo nero dal punto di vista fisico. Il rapporto non idilliaco, già dalla passata stagione, con il responsabile sanitario della Roma Mario Brozzi è peggiorato ancora.

Il resto l’hanno fatto i mancati acquisti di Mutu e Malouda, i veri obiettivi spallettiani. Ma anche il non voler regalarsi un vice Totti (pare fosse stato contattato Milito, ndr): era stato assicurato al tecnico il rientro del capitano al top tra fine settembre e inizio ottobre, ma così non è stato e questo avrebbe portato altri contrasti.

Il vate di Certaldo non è persona facile, anche se l’esperienza romana gli ha permesso di smussare alcune spigolature del suo carattere. Nella scorsa stagione ebbe qualche divergenza con De Rossi, prontamente risolta. E con Cicinho il rapporto è stato difficile sin dall’inizio: l’allenatore sembrò contrario all’epoca alla spesa di 10 milioni per un terzino, salvo poi impiegare il brasiliano nelle fasi calde. Quest’anno però, di fronte al malumore espresso dal difensore per una mancata pettorina da titolare in allenamento, lo ha mandato a casa a «chiarirsi le idee». Poi le continue «stoccatine» ad Aquilani e c’è chi dice che anche il rapporto con Totti non sia più quello di prima, anche se Spalletti ha sempre ritenuto il capitano elemento insostituibile (e ci mancherebbe...).

Ora l’allenatore appare molto dimesso, quasi rassegnato. Ma non vuole mollare. Ieri nell’etere romano rimbalzava la notizia di dimissioni presentate dal tecnico alla società al rientro dalla trasferta di Siena e rifiutate dai dirigenti giallorossi. Tutto falso, la società non ha alcuna intenzione di metterlo in discussione, nonostante anche lei non abbia metabolizzato la «scappatella» londinese. A giugno si vedrà, il divorzio è un’ipotesi concreta.

Rialzarsi e subito diventano così le parole d’ordine per il futuro. Che sarà l’Inter nell’immediato, con un undici da ricostruire nuovamente tra infortuni e squalifiche pesanti, ma forse anche con recuperi importanti (Tonetto e Pizarro in primis e magari Totti). Nazionali permettendo.