«Così lo spazio sarà utile anche ai terrestri»

Il primo progetto è «Telesal», che applicherà le tecnologie per servizi di telemedicina

Winny Colagrosso

È in rampa di lancio il progetto di Telemedicina Telesal, finanziato anche dall’Agenzia spaziale italiana, che impiegherà tecnologie di telecomunicazioni satellitari per migliorare o rendere possibili applicazioni e servizi di tele-medicina. L’Asi, il cui presidente è Sergio Vetrella, ha deciso infatti di rivolgere l’attenzione oltre che allo spazio anche alla terra, ponendo le tecnologie spaziali al servizio dei cittadini come appunto nel caso del progetto di Telemedicina. «Negli ultimi anni - spiega Vetrella - c’è stato un significativo investimento in quello che io chiamo il manifatturiero spaziale, cioè le imprese che realizzano i satelliti e le stazione spaziale. Ma dalle ingenti somme impegnate per la costruzione di manifatturiero spaziale non c’era alcun ritorno economico, tanto meno per i cittadini. Da qui la volontà che l’Asi fornisca servizi per tutti i cittadini e non solo per gli uomini che vanno nello spazio».
E il ritorno economico che non aveva trovato finora, adesso da dove arriverebbe?
«Sviluppando le applicazioni di quei servizi che servono a migliorare la qualità della vita dei cittadini noi salvaguardiamo allo stesso tempo loro ma anche l’industria manifatturiera, perché gli consentiamo di produrre più satelliti. Infatti con questa nuova logica d’investimento, oltre a sviluppare obiettivi nuovi, consentiamo sì di costruire il primo satellite ma poi di produrne altri per tenere in piedi un servizio continuato ed economicamente interessante. Sono sempre stato convinto infatti che lo spazio non sia stato sfruttato fino ad oggi nel modo dovuto e che tutte le possibili sue ricadute sulla terra non siano state utilizzate abbastanza».
L’Asi è la prima ad aver sviluppato questo tipo di iniziative?
«Diciamo che questa nuova visione è molto italiana tanto che posso dire con orgoglio che molte agenzie spaziali stanno copiando l’impostazione che ho dato io all’Asi».
Quindi anche i «terrestri» avranno un beneficio dagli investimenti spaziali?
«Sicuramente sì, e non solo per quanto riguarda i servizi. Ci sono anche altre novità: non firmo più contratti se in questi non appare una percentuale, anche minima, di presenza di pmi ed enti di ricerca. Così facendo in ogni contratto che noi sigliamo, stabiliamo obbligatoriamente la creazione di borse di dottorato di ricerca. C’è una certa pigrizia in Italia nel coinvolgere i giovani. Io sto cercando d’invertire questa tendenza consentendo che diversi milioni di euro vengano ogni anno impiegati per far nascere borse di dottorato di ricerca».
Avete avuto nuovi fondi per questo?
«No. Semplicemente stiamo utilizzato parte del budget prima impiegato interamente per il nostro piano aerospaziale, per realizzare applicazioni e servizi che sfruttano le grandi potenzialità dei satelliti».
Telesal, il nuovo progetto di telemedicina, fa parte di questi nuovi servizi. Come è nata l’idea?
«L’Asi interagisce con un gruppo interministeriale alla cui guida c’è l’onorevole Guido Possa del Miur. Questo gruppo sottopone alla nostra agenzia le esigenze dei diversi settori che possano essere risolvibili attraverso quelle potenzialità che vengono dai sistemi spaziali. Quindi sono i ministeri che ci dicono di che cosa hanno bisogno, mentre noi facciamo ciò che serve a stimolare la partenza di un progetto nazionale. Poi chiediamo al nostro interlocutore di essere parte integrante e di ampliare anche il budget che noi mettiamo a disposizione».