Così sta morendo corso Gastaldi

Negozi che chiudono, buche, deiezioni canine, illuminazione carente tra i mali della strada

Corso Gastaldi è un percorso urbano ammalato. Certamente non il solo nella nostra città.
Ma di questo in particolare - oggi - voglio occuparmi.
La malattia, che si sta cronicizzando, si chiama incuria ed «inappetenza commerciale».
Sono spariti i negozi che affacciavano sul corso, la libreria dove - ragazzino - acquistavo i libri, le vetrine che guardavo quando, più recentemente, percorrevo il corso per raggiungere la facoltà di Architettura.
Quelli attuali, eroicamente resistenti, si contano sulle dita di una sola mano. Sopportano (ma per quanto?) la scarsa vivibilità del percorso e gli sguardi fugaci e distratti da parte dei passanti a loro volta costretti a preoccuparsi di schivare «sorprese» di vario genere disseminate lungo la strada.
Il percorso, infatti, è decisamente sudicio. Il camminamento avventuroso, tra deiezioni animali (di piccioni e di cani), buche ed avvallamenti. Questo durante il giorno.
Di notte, poi, l'illuminazione - sicuramente migliorabile in un tratto - è totalmente assente nel tratto più a valle, in corrispondenza dell'incrocio con via Dassori e dell'edicola dei giornali. Ciò rende decisamente incerte le condizioni di sicurezza di chi dovesse transitare e dei veicoli in sosta.
I portici che - da un lato - caratterizzano il Corso - dall'altro - impediscono il dilavamento della pioggia e le sporadiche apparizioni del Comune, infatti, sono del tutto insufficienti a risolvere un problema che non è meramente manutentivo ma strutturale.
Infine, a deliziare gli sguardi di chi transita, i ponteggi in corrispondenza del palazzo ex Usl13, collocati nel 2000 per motivi inconoscibili. Mai rimossi.
Da qui l'idea di sensibilizzare e di coinvolgere tutti gli interessati e di inoltrare una petizione che è stata sottoscritta da moltissimi cittadini/residenti.
Da qui la volontà di restituire al Corso l'immagine decorosa di qualche tempo fa ed a noi tutti una sua piacevole percorribilità.
Ce lo meritiamo.