Così le suocere regalano ai comici ottimi «spunti»

Dopo Orgasmo e pregiudizio Diego Ruiz si conferma spietato analista della vita di coppia in Finché mamma non ci separi in scena ai Satiri fino al 28 ottobre. Un lui e una lei (Ruiz e Francesca Nunzi) in dolce attesa, voglia di coccole, sbalzi ormonali e traumi da nome doppio. E l’irruzione, nella tranquilla casetta di montagna, delle suocere arriva a turbare la già precaria convivenza. Una (la vulcanica Luciana Frazzetto), la madre di lei, è appena tornata da un viaggio in Africa col suo nuovo compagno ed è schietta e priva d’inibizioni, l’altra (Paola Bucchi) è invece una perfida megera col birignao che critica tutto e tutti e nasconde un amaro segreto. Ma tra attacchi di caldane, fragole affogate al gorgonzola, eredità genetiche, confessioni a cuore aperto estorte (la Nunzi in trance che si sfoga con la suocera è il pezzo migliore dello spettacolo), documentari sui bachi da seta, balletti liberatori, frecciate («Com’è volgare a tavola, ha persino fatto la scarpetta sulla macchia di sugo del vestito...») e mentalità agli antipodi («L’unica cosa in comune con lei è un po’ di osteoporosi») forse non è mai troppo tardi per ricominciare. Magari ad amare un figlio e vivere la vita con più allegria e disponibilità.
Divertito e divertente manuale di sopravvivenza da traumi infantili, Finché mamma non ci separi (regia di Antonio Giuliani) punta sui contrasti e sugli opposti in un gioco di specchi nel quale è facile riconoscersi. Merito di una scrittura brillante e agile (anche se qualche taglio gioverebbe al ritmo), di un quartetto di attori affiatati (con le stagionate suocere capaci di rubare spesso scena e applausi ai due protagonisti) e di una comicità che miscela nei modi giusti parola e situazione.