Così la tecnologia può evitare disastri

Le foreste sono i polmoni della Terra. Non possiamo permettere che la loro distruzione assuma proporzioni gravi per la salute dei sei miliardi e mezzo di passeggeri imbarcati in questa splendida navicella spaziale.
Ecco perché ho pensato di studiare un nuovo rivelatore in grado di proteggere le foreste, strutture vitali che ogni anno subiscono violenze inaudite. È così che è venuta fuori nel mio laboratorio di Ginevra un'invenzione tecnologica in grado di rivelare anche l'accensione di un singolo fiammifero. Tutti gli incendi partono da piccoli focolai, sia quelli di origine naturale sia quelli di origine criminale. Avere un allarme non appena si manifesta una sorgente anche minima di fuoco è di estremo valore per intervenire subito. Va ridotto al minimo l'intervallo di tempo che corre tra lo scoccare di una pur minima scintilla e l'arrivo di chi deve intervenire per spegnere quell'inizio di incendio. Se si aspetta troppo, i mezzi necessari diventano enormi.
Alla luce del sole una scintilla è difficile rivelarla. Il nostro rivelatore lo fa con estrema efficienza. Abbiamo fatto misure con strumenti esistenti che potrebbero essere usati per rivelare fiamme in zone fortemente illuminate. Il nostro rivelatore è mille volte più efficace. E agisce in minuscole frazioni di millisecondo. La velocità con cui il nostro rivelatore reagisce alla pur minima fiamma è dieci milioni di volte più rapida di quanto richiesto dalle norme Europee. Abbiamo sottoposto questo nuovo rivelatore a una serie di prove sperimentali e abbiamo i dati riproducibili del superamento di tutte le prove.
La prossima tappa è un progetto-pilota da realizzare sul campo; più esattamente là dove gli incendi causano, non solo distruzione di alberi, ma conseguenze gravissime in tempo reale, com'è ad esempio nelle autostrade dove un incendio blocca il traffico. I nostri rivelatori sono strumenti di alta tecnologia e potranno essere prodotti su vasta scala a prezzi molto ridotti. Con prove di laboratorio riproducibili abbiamo dimostrato che un rivelatore funziona benissimo entro un raggio di trenta metri. Con una tale rete protettiva un'autostrada sarebbe fuori pericolo. Per distese di alberi su larga scala i nostri rivelatori andrebbero distribuiti con griglie di dimensioni perfettamente realizzabili.
Come in tutti i progetti che si basano su una nuova invenzione tecnologica, passare dalle prove di laboratorio alle prove sul campo è di cruciale importanza. Una cosa è certa. Non possiamo continuare a ignorare gli incendi delle foreste. Gli alberi sono autentici polmoni della Terra; appartengono a tutti. Per difenderli è necessario usare le più avanzate tecnologie come si fa con la medicina, lo spazio e, ultima in ordine di tempo, la conquista del Polo Nord a 4261 metri sotto il livello del mare.
Per questa nostra invenzione tecnologica ci sono voluti anni di lavoro nell'ambito di un progetto interamente dedicato allo studio di nuove tecnologie subnucleari. È questo il campo della ricerca scientifica in cui si studia come misurare con precisioni sempre più elevate minuscole quantità di energia, di spazio, di tempo, di massa e di cariche. È da questi nostri studi che vengono fuori le tecnologie applicative nei settori apparentemente tanto diversi e più disparati. Esempio: le tecnologie mediche, quelle spaziali, quelle sottomarine. L'esploratore dell'Artico Arthur Nikolayevich Chilingarov ha detto ieri a Erice che lui non sarebbe potuto andare a 4261 metri sotto il livello del mare se, nei laboratori di fisica subnucleare, non fossero state inventate quelle formidabili tecnologie che hanno permesso l'esistenza dei sommergibili nucleari e della strumentazione di alta precisione per identificare esattamente il punto in cui c'è il Polo Nord.
Quando venne a Erice il Comandante di Apollo 15, l'astronauta David Scott, che dopo quattro secoli realizzò sulla Luna il famoso esperimento di Galilei, facendo cadere una piuma e un martello, disse che, senza le invenzioni tecnologiche scaturite dalla fisica subnucleare l'uomo non avrebbe mai potuto metter piede sulla Luna.
Adesso è un'invenzione tecnologica scaturita da un progetto di fisica subnucleare che potrà permettere di proteggere le foreste dalla loro barbara distruzione.
Antonino Zichichi
Presidente World Federation of Scientists