Così la tecnologia stellare ci cambia la vita

Aeroporti: più sicurezza con i radar che vedono oltre le nuvole

Eleonora Barbieri

da Milano

Antenne microscopiche, rilevatori di polveri cosmiche, specchi per filtrare i raggi X, sensori per telescopi: tecnologie spaziali, le più avanzate e sofisticate realizzate dai ricercatori italiani, rielaborate e messe «a disposizione» dei comuni terrestri. Non è il solito ottimismo futurista: è «Prisma», acronimo di «Progetto per l’innovazione e lo sviluppo nel Mezzogiorno delle aziende», che vede in campo l’Istituto nazionale di astrofisica da un lato e, dall’altro, le imprese del nostro Paese. E per il quale il ministero dell’Economia e delle Finanze ha stanziato un milione e mezzo di euro.
«La sfida con i cinesi - sostiene Nazzareno Mandolesi, responsabile del programma - non è certo è nel fabbricare lavatrici, ma nell’innovazione: che, dalla ricerca “pura”, deve trasferirsi nella vita quotidiana». Strumenti nati per studiare i corpi celesti, appositamente rielaborati: è il destino dei sensori per le polveri cosmiche, così potenti da individuare particelle minuscole come quelle delle comete e che verranno trasformati in rilevatori delle polveri inquinanti. Più attuali di così. E molto più precisi: «I sensori terrestri - ci spiega Mandolesi - rilevano polveri sottili fino a 10 micron (il famoso Pm10); sulle sonde come l’europea “Rosetta” sono installate bilance di altissima precisione, che individuano particelle di 2,5 micron». Un filtro a cui scamperebbe ben poco, quindi: «Forse - commenta l’astrofisico - i sindaci non ci ameranno troppo».
Prima sfida: abbattere i costi. È il caso del cosiddetto «Rfid», ovvero «Radio frequency identifier»: un’antenna di rame che termina con un microchip - una specie di computer nel quale è possibile immagazzinare un’enorme quantità di dati. L’idea è di sostituirlo al comune codice a barre, ma ora costa circa 50 centesimi di euro. La soluzione viene dalle nanotecnologie ed è in uno speciale inchiostro conduttore, da utilizzare al posto del rame, riducendo così i costi: si potrà quindi andare al supermercato e attraversare la cassa con il carrello pieno, mentre un lettore elettronico provvederà a calcolare tutto insieme il valore della nostra spesa. Anche gli specchi, nello spazio, sono speciali: in particolare quelli multistrato e quelli al silicio, che rilevano i raggi X anche a bassa intensità. In campo medico possono aiutare a ridurre le emissioni di radiazioni durante gli esami. La prima applicazione sarà su un test molto diffuso nel nostro Paese: la mammografia.
Il progetto «Prisma» prevede, fra un anno, una prima verifica. Ma la «fantatecnologia» che dallo spazio ritorna sulla terra potrebbe riservare ulteriori sorprese, anche se non immediate. Si pensi ai ricevitori a onde millimetriche, che riescono a «vedere» attraverso le nuvole e il vapore acqueo: potrebbero trasformarsi in dispositivi di sicurezza per «spogliare» i passeggeri che stanno per imbarcarsi su un aereo. I sensori di fronte d’onda dei telescopi potrebbero essere impiegati in campo oculistico; mentre dai vetri ultraresistenti installati sulle ultime navicelle spaziali si potrebbero ricavare speciali materiali antiproiettile.
Questione di tempo: poi andranno ad allungare la lista di quelle invenzioni, da Internet al gps, dai radar all’umts fino ai satelliti per le previsioni meteorologiche, che hanno visto le tecnologie più sofisticate diventare protagoniste del nostro mondo più quotidiano. Fin quasi a dimenticarsi della loro origine.