Così Tremonti sta spiazzando la sinistra

Per capire meglio che accadrà all’economia sono state giornate perlomeno utili. Non si può certo dire splendide, giacché né la ripresa di consistenti esportazioni d'immondezza napoletana in Germania, né gli ultimi dati sul ciclo industriale, e nemmeno gli scenari della finanza pubblica potrebbero chiamarsi tali. Sono tuttavia, per il solerte lettore, un’occasione per capire meglio, in una sola botta, quanto per solito forse si trascura.
Anzitutto i dati del ciclo dell'industria. Dal confronto tra il marzo di questo anno, e quello del 2007 è risultato un calo del fatturato del 4,3% e degli ordini del 3,7%. I giornali di sinistra lo hanno definito un crollo, ma in effetti esso si ridimensiona, solo che si rammenti che le feste pasquali hanno diminuito da 22 a 20 i giorni lavorativi di marzo, quest'anno. Così corretti i dati temperano l'ansia, e soprattutto confermano che c’è un pezzo d'industria che somiglia di più a quella tedesca, e le è complementare: Lombardia e Veneto vanno, fino alle Marche si regge.
Gli ordinativi di apparecchi elettrici hanno avuto un boom del 12,7%, il fatturato dei macchinari resta buono. Male invece vanno le cose per Torino e le automobili; peggio per il Sud. Può ben dirsi che una parte di industria al Nord Est si sia germanizzata, ed esporti bene. Ma proprio lo stesso giorno va sottolineato il paradosso: a Napoli è sollievo solo la ripresa delle esportazioni di immondizia. L'altra importante notizia è lo scenario che per iscritto Giulio Tremonti ha prospettato per i conti pubblici. V’è in questo ministro una spigliatezza pratica, capace di sorprendere, ogni volta spiazzare il fronte avverso. Quella sinistra depressa, già in litigio, ha però i suoi elettori, i quali si trovano di nuovo assecondati da quanto il responsabile dell'economia ha detto. Egli ha ribadito una promessa di non poco conto, quella di pareggiare a metà legislatura il bilancio dello Stato, e di attenuare il più possibile i danni dei mutui, e del caro vita per le famiglie. Prosegue la strategia di conquista a sinistra, ossia di un governo di centro-destra che vuole e deve ormai agire pure da sinistra. Quindi si sente nel dovere di proteggere lei la parte più a disagio delle famiglie. E inoltre trova i soldi, per Ici e detassazione degli straordinari, tagliando le troppe spese che il governuccio precedente aveva sperperato nel vano intento di non cadere.
Né alla perizia retorica di Tremonti sono mancati il non detto, e le sorprese da svelare. Non si è quantificato il ritmo del calo delle tasse; si è lasciato alla prossima volta di specificare maniere e entità dell'intervento sulla «mano morta» pubblica.
Ma tentiamo adesso di fare la somma tra questo andamento duale della economia, e le misure per l'economia del governo. Si prende atto di come la globalizzazione lasci ben limitati margini d'azione ai governi per modellare la società. Eppure si contempera questa palese evidenza cercando di contenere le distorsioni più gravi: ad esempio redistribuendo da petrolieri e banchieri alle fasce di reddito in sofferenza. Ma la ricetta per il Sud resta complicata. E per logica rende inevitabile che questo governo s'affidi anzitutto nel Meridione alla riforma dello Stato. Novità delicata. Era impossibile non prendere atto del fallimento di tutte le prebende usate per lo sviluppo del Sud. Ma appare inevitabile: il governo così agendo si giocherà nel Meridione moltissimo, quasi tutto, con la lotta alla criminalità, e per come saprà riorganizzare i flussi di spesa.
Geminello Alvi