Così Tremonti vuole tagliare le tasse agli italiani

Le prime mosse che ha in mente il ministro dell'economia: straordinari, bonus bebè e Ici. Il pacchetto sugli sgravi sarà coperto dal "sacrificio" di banche e petrolieri. L'abolizione dell'imposta sulla prima casa e l'assegno ai nuovi nati costeranno tra i 3 e i 4 miliardi

Roma - Abolizione totale dell’Ici prima casa, detassazione degli straordinari, ma anche bonus bebè. Queste le tre voci principali del pacchetto di sgravi per le famiglie italiane che sarà approvato nella prima riunione operativa del Consiglio dei ministri. Il costo complessivo degli interventi dipenderà soprattutto dalla formulazione che sarà scelta per la detassazione degli straordinari. Per quanto riguarda Ici e bonus bebè, i conti sono fatti: l’abolizione dell’imposta comunale sulla prima casa costa fra gli 1,8 e i 2 miliardi di euro, mentre il contributo di mille euro sui primi nati costa circa 500 milioni di euro. L’intero pacchetto - che dovrebbe valere fra i 3 e i 4 miliardi di euro - sarà «autocoperto»: non graverà dunque sui conti 2008, ma sulle banche, forse sulle assicurazioni, e sui petrolieri.

Ici e bonus L’Ici sulla prima casa non si pagherà più già dalla rata di giugno. Il governo intende dare un segnale forte, e soprattutto immediato, per quanto riguarda gli sgravi alle famiglie. Continueranno a pagare l’imposta solo i proprietari di ville e castelli (oltre, naturalmente, a chi è proprietario di seconde case, immobili dati in affitto e così via). Alcuni centri studi hanno calcolato che il risparmio medio per famiglia sarebbe di 150 euro. Quanto al bonus per i nuovi nati, dovrebbe essere riservato alle famiglie con reddito inferiore a una certa cifra (nella edizione passata del provvedimento il tetto era di 50mila euro). Visto che siamo quasi a metà anno, il costo per il 2008 non supererà i 500 milioni di euro.

Detassazione straordinari I dettagli della detassazione sono ancora al vaglio dei tecnici di Giulio Tremonti e Maurizio Sacconi, tuttavia si sa già che il provvedimento avrà valore sperimentale, per i secondi sei mesi del 2008. Una volta verificato il funzionamento del meccanismo prescelto, si deciderà se andare avanti o modificarlo. Anche nel caso degli straordinari, la detassazione avrà valore solo per i redditi sotto un certo tetto, che sarà comunque elevato. I calcoli si stanno facendo su tre livelli (30mila euro l’anno, 35mila e 50mila euro). Ovviamente, più elevato è il reddito, più costa lo sgravio. Anche il meccanismo della detassazione è da decidere: potrebbe trattarsi di una tassazione secca del 10% sugli straordinari (adesso colpiti mediamente poco sopra il 32%), oppure un taglio di portata inferiore. Resta anche da decidere se gli sgravi riguarderanno l’intero monte ore, oppure quelle oltre un certo livello. E se riguarderanno, oltre al privato, anche il pubblico impiego.

Deficit 2008 al 2,4% Si fa un gran parlare dei costi aggiuntivi del decreto-sgravi, ma è invece probabile che gran parte degli interventi si finanzi con un aggravio fiscale a carico di banche (forse anche le assicurazioni) e petrolieri. Da queste misure il governo pensa di reperire circa 3 miliardi di euro. Le banche paventano un inasprimento dell’Irap. Per quanto riguarda i petrolieri, si tratterebbe di un meccanismo fiscale che tiene conto di un fatto: il petrolio viene acquistato in dollari e rivenduto in euro, con un vantaggio cospicuo nel cambio. Se il decreto, almeno in gran parte, si autofinanzierà, non dovrebbero sorgere problemi particolari sul fronte dei conti 2008. Ad oggi, la stima di un deficit al 2,4% del Pil appare confermata. Se l’Unione europea lo accetterà - considerando che la clausola good times, bad times consente un lieve peggioramento quando la crescita economica è bassa - non sarà necessaria quest’anno alcuna correzione.

Aumenti pubblici al 2009 In questo quadro di conti, moderatamente positivo, non mancano elementi di criticità. Riguardano gli aumenti 2008-2009 del contratto del pubblico impiego, i contributi a Fs e Anas, l’emergenza rifiuti in Campania, i tagli all’amministrazione centrale dello Stato, e alcune altre spese. Si tratta, in totale, di circa 10 miliardi che ballano. Ma quest’anno ne saranno spesi solo una piccola parte. È molto probabile che gli aumenti del pubblico impiego vengano rinviati al 2009, mentre Fs e Anas avranno poco. Molto dipenderà dalla due diligence sulla situazione dei conti pubblici che Tremonti ha chiesto ai suoi tecnici, e che sarà pronta a fine mese. L’andamento delle entrate fiscali è stato positivo fino a marzo (+5,3%, che equivalgono a circa 4 miliardi di euro in più dello stesso periodo 2007). Ma stanno emergendo problemi per l’Iva, a causa del rallentamento economico. Dunque, Tremonti ha ragione: per quest’anno «tesoretto zero».