Così le urne hanno bocciato il terzismo

Gianni Baget Bozzo

Il risultato delle elezioni mostra che il Paese è bipolare mentre la politica ha pensato che il sistema proporzionale fosse il più adatto a costruire una relazione di dialogo e di collaborazione tra i partiti.
I politici italiani hanno abitualmente costruito le fortune sul connubio a partire da quello celebre di Cavour con Rattazzi. Il centrosinistra è la forma storica in cui il connubio si è realizzato. Connubio o compromesso, l’accordo è sempre stato un elemento costante nella politica italiana ed il proporzionale il mezzo ideale per costruirlo, perché lascia le mani libere ai partiti.
Prima delle elezioni, il terzismo del grande centro era una soluzione intelligente per la politica italiana, sposata all’inizio dal Corriere della Sera. Tutta la strategia dell’Udc e dell’Udeur è sembrata una cosa comune per dar vita ad un grande centro postdemocristiano. Le elezioni avrebbero dovuto segnare la fine del berlusconismo e la base di un nuovo connubio da realizzarsi nel tempo. Invece Berlusconi è sopravvissuto al berlusconismo, falsa parola creata dalla sinistra, ed ha di nuovo ripetuto il miracolo del ’94: quello di creare un polo di centrodestra alternativo alla sinistra.
I politici italiani si sono trovati così di fronte ad una ipotesi impensata, quella di ritrovarsi un Berlusconi redivivo e capace di rispondere alla volontà dell’elettorato di creare un’alternativa alla sinistra respingendo così ogni idea di connubio.
Il connubio infatti chiedeva l’eliminazione della dimensione di destra della coalizione berlusconiana e il dissolversi di essa in un neocentrismo democristiano.
La proposta di Berlusconi di una larga intesa va all’opposto del terzismo e del neocentrismo, perché è fatta in chiave bipolare per risolvere una situazione parlamentare straordinaria in cui non esistono maggioranze.
È il perfetto contrario del compromesso e del connubio, perché questi termini, hanno sempre avuto il senso di discriminazione a destra e di un’apertura a sinistra.
L’offerta berlusconiana sembra destinata a non essere accolta.
Costruito come un cartello contro la persona del Presidente del Consiglio, il blocco della sinistra non può trattare con chi ha considerato come un’anomalia della democrazia, quasi come un nuovo fascismo.
Liberazione ha pubblicato un articolo del suo direttore, in cui si invitano i militanti a non confondere, nelle manifestazioni del 25 aprile, Berlusconi con Mussolini. Noi siamo invece certi che accadrà quello che Liberazione non vuole, perché capisce i rischi di questa posizione.
Nelle crisi diverse che toccano oggi il nostro Paese si aggiunge ora quella della sua spaccatura politica venuta tale proprio perché la sinistra ha trattato Berlusconi come un pericolo per la democrazia ed ha considerato gli elettori di centrodestra cittadini di seconda classe. E questa spaccatura creata dalla sinistra rende il Paese ingovernabile da una sola parte.
Il «noi tireremo diritto» della sinistra commette ancora l’errore di considerare la forza di Berlusconi nell’elettorato italiano come un fenomeno senza radici, fu Prodi a definirlo come un nulla, ma questo nulla è vivente. Ora Berlusconi sa di avere un popolo ed un popolo sa di avere un leader che non difende Mediaset, ma la libertà degli italiani.
bagetbozzo@ragionpolitica.it