Così Veltroni ha fatto morire anche i cimiteri

Tra spazi abbandonati, concessioni mancate e inchieste giudiziarie, l’amministrazione funeraria del Comune di Roma è al collasso. Il ritardo dell’Ama nell’assegnazione delle nuove aree costa 5
milioni di euro l’anno per l’ammodernamento dei vecchi camposanti e il
rimborso ai cittadini per i disservizi

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica

L’attrice Alida Valli, scomparsa il 22 aprile 2005, ha aspettato sei mesi per trovare riposo al cimitero monumentale del Verano. Il cinefilo Walter Veltroni, sempre disponibile a far del Comune una camera ardente, prima delle esequie volle esibire il feretro in Campidoglio per l’ultimo saluto dei romani. A celebrazioni concluse, però, l’amministrazione cittadina si dimenticò della Valli. Nulla. Stanco di non poter piangere la madre al Verano, il figlio dell’attrice, Carlo De Mejo, il 26 ottobre 2005 vergò parole di fuoco: «Non so dove portarle un fiore, della sua sepoltura sembra non interessare più a nessuno poiché la nostra domanda giace dal segretario generale del Comune di Roma e deve ancora essere portata in consiglio comunale». Espressioni devastanti per l’immagine del sindaco del futuro festival del cinema romano. Così, tempo qualche ora, il consiglio comunale approvò la delibera per l’immediata tumulazione della Valli. Miracoli in cinerama, per un’efficienza funeraria rara all’ombra dei cipressi capitolini.
Il giro d’affari del «caro estinto», nella Capitale, è pari a 30 milioni di euro l’anno, con un guadagno netto per l’Ama nell’anno 2005 di poco più di 4 milioni. Peccato, però, che secondo il nuovo contratto di servizio (su cui nessuno vigila non essendo stata ancora nominata la speciale commissione di controllo) debba impiegarne altri 5 milioni per ammodernare i camposanti capitolini e rimborsare i familiari dei defunto per gli immancabili disservizi. Il business potrebbe essere poi più consistente se non fosse che l’Ama di Veltroni è in ritardo per quanto riguarda le concessioni di aree cimiteriali per la costruzione di tombe private, di 9 anni per il cimitero del Flaminio, di 3 per il Laurentino. Il rilascio delle concessioni produrrebbe entrate, per l’Ama, da decine di milioni di euro se si pensa che per ogni singola «assegnazione» di un’area cimiteriale, l’azienda incasserebbe da 6.000 a 25mila euro «dal momento che i costi delle concessioni - scrive in un’interrogazione Enrico Cavallari di An - vanno dagli 816,07 euro al metro quadro per una tomba a terra ai 2.487,07 euro a metro quadro per una cappella». Moltiplicando il costo medio di ciascuna concessione per le migliaia di domande tuttora inevase, si incasserebbero cifre stellari. Metteteci poi che nel 2008 Laurentino e Prima Porta registreranno il tutto esaurito, e che dal 2009 i loculi sono ovunque in scadenza trentennale: se non avviene il «ricambio» non ci sarà spazio per tutti.
Al «monumentale» del Verano, com’è noto, non c’è più posto da anni. Deroghe ad hoc vengono concesse in rari casi da una speciale Commissione consiliare dei servizi sociali che è finita per intero sotto processo dopo l’inchiesta sulle deroghe ai vip. Gli undici cimiteri capitolini continuano a non essere un paradiso. Scandali, sporcizia, illuminazione scarsa o inesistente, furti, scippi, danneggiamenti. Tempo fa viene alla luce un femore umano in un cumulo di terra depositata in un riquadro del Verano. La procura scava e scopre un «sistema» ideato da impiegati infedeli che, dopo aver spiato gli elenchi comunali di quanti avevano presentato regolare domanda per costruire loculi e cappelle, proponevano le tombe «chiavi in mano» assicurando che si trattava di un regolare iter. Un’organizzazione ramificata, che avrebbe aperto cantieri senza che nessuno se ne accorgesse grazie a mazzette e viaggi elargiti per «ungere» gli ingranaggi giusti e falsificare documenti e autorizzazioni.
Nei mesi a seguire la magistratura è costretta a concentrarsi su cantieri e tombe appena realizzate, sia al Verano che al cimitero di Prima Porta, al Flaminio (dove uno dei presunti abusi è proprio di fronte agli uffici dell’azienda comunale). A febbraio l’Ama dà l’esempio: dà il benservito a due dipendenti dei servizi cimiteriali, ma grazia, anzi promuove, l’impiegata accusata da alcuni colleghi, durante l’inchiesta interna, di aver trafugato l’elenco delle richieste di concessione. Il nove del mese anche il computer che ospitava la lista dei nomi dei richiedenti sparisce misteriosamente. A marzo, per intrallazzi vari, finiscono dietro le sbarre un importante marmista e un ex funzionario dell’Ama, già capo del catasto cimiteriale.
Un’interpellanza di An si concentra poi sull’attività dell’agenzia funebre dell’Ama, il cui responsabile è anche dirigente del cimitero di Prima Porta. Si chiede di sapere se davvero i soldi dovuti dai clienti per i funerali, in mancanza di un conto corrente, vengano incassati dai dipendenti dell’agenzia pubblica di pompe funebri e solo in seguito versati, in contanti, nelle casse dell’Ama. Sempre a Prima Porta, il 2 marzo scorso, il corpo di un anziano morto a Bracciano in ospedale è stato cremato, nonostante il veto della magistratura che ne aveva chiesto l’autopsia per accertare eventuali responsabilità dei medici.
Destinati a restare senza nome i responsabili del danneggiamento di decine di tombe del settore ebraico del Verano, nel 2002. Sconosciuti gli autori dei furti di marmi, lumini, vasi, fiori, sculture. Quasi mai presi scippatori e borseggiatori. Eppure, dopo anni di chiacchiere, l’incremento dei sistemi di sicurezza annunciato a più riprese dal Campidoglio resta una chimera. Le telecamere, ipotetico cuore dell’operazione «camposanti sicuri», tra le lapidi non si sono ancora viste. E la manutenzione lascia a desiderare: tombe cadenti (con tanto di cartelli «attenzione, pericolo caduta materiali» al Verano) campi di inumazione invasi da erbacce, cappelle di famiglia utilizzate come giaciglio notturno da barboni e tossicodipendenti. D’altronde la bolletta «comunale» dei lumini elettrici per i cari estinti è stata raddoppiata, passando da 13 a 24 euro. Illuminante.

(ha collaborato Daniele Petraroli)
(10. Continua)