Così Violante vuole imbavagliare i tg

Io l’esame di coscienza me lo sono fatto. Nottetempo, approfittando di una digestione complicata, mi sono interrogato e tribolato sul seguente interrogativo posto dalla Commissione Affari Costituzionali della Presidenza del Consiglio e Interni della Camera dei Deputati: è vero, come sostiene l’Onorevole Commissione, che tra le principali ragioni di «una significativa crescita della percezione di insicurezza nei cittadini» vi è «l’incidenza del sistema dell’informazione e della comunicazione, con particolare riguardo al modo in cui esso sceglie e presenta le notizie, nel formarsi e nel diffondersi di un’opinione condivisa sul grado di sicurezza di una comunità»?
Detto con un linguaggio Disonorevole: i telegiornali deformano la realtà o la amplificano seminando paura e terrore nei cittadini nonostante le statistiche dicano che i reati sono in calo? Io l’esame di coscienza, ripeto, me lo sono fatto. Saprete com’è andata a finire al termine, quando un’illuminazione ha spazzato via gli ultimi dubbi.
Per rispondere al quesito, la Commissione presieduta da Luciano Violante ha fatto le cose in grande. Attorno a un tavolo - quello di Re Artù sembrava un misero fratino - ci siamo ritrovati in 23: tutti i direttori dei telegiornali Rai, Mediaset, quelli di Sky, La7, tutti i direttori di Rete Rai e Mediaset, un rappresentante del sindacato dei giornalisti e quattro esperti del mondo della comunicazione. E siamo arrivati dopo che nelle settimane scorse ne sono passati già altri 90 (spavento!) davanti all’Onorevole commissione. Insomma con noi abbiamo fatto 113 (Allarme! Emergenza!).
Il teorema di partenza è stato il seguente. L’informazione sui fatti di cronaca nera così reiterata e insistita com’è oggi sui Tg crea insicurezza: i vecchietti sono esposti a questo bombardamento e ci vanno in depressione (ma perché i giovani no?) e così non escono più da casa. O poffarbacco.
Tra gli esperti il professor Giovanni Bechelloni dell’Università di Firenze, che l’Onorevole commissione ha evidentemente individuato come uno dei massimi esponenti italiani in materia di informazione, ha ritenuto di rompere il ghiaccio. Si è messo su un sentiero così accidentato che molto presto ha rotto un cartone di uova. Il professore ha sostenuto nell’ordine che: «Pensare che la Tv italiana sia lo specchio della realtà è una follia»; «vi è una sottovalutazione sistematica nel cogliere il senso del mondo in cui si vive»; «si sottovaluta la piccola criminalità».
E poi, perdindirindina, «si fa una confusione lessicale clamorosa usando termini a sproposito per ignoranza, pigrizia, superficialità». Un esempio: il verbo volare (senza offesa per Modugno): «Basta uno zero virgola e si dice che una determinata cosa vola!».
E poi ancora, summa iniuria, «c’è un uso sconsiderato della parola mafia senza che si usi mai il più consono criminalità o delinquenza. Perché usare la parola mafia è profondamente scorretto verso albanesi, cinesi, russi... ». Vi risparmio il resto.
Se non altro, il professor Bechelloni ha sortito l’effetto di farle girare un po’ a tutti. Nel mio piccolo ho ricordato che vero è che i reati diminuiscono, ma ogni anno il 5 per cento degli italiani ne denuncia almeno uno (sono oltre 2 milioni e mezzo) senza contare tutti quelli che non lo fanno per sfiducia, per non perdere tempo o addirittura per vergogna. Significa che nell’arco della vita tutti veniamo a contatto col crimine. E come si può parlare di sicurezza se oltre il 90 per cento dei furti rimane impunito e se la soglia degli impuniti per tutti i reati si attesta quasi all’80 per cento? E se perfino chi denuncia molestatori o potenziali assassini riceve non protezione ma, spesso, una coltellata? Mi è toccato perfino dissertare sulla definizione di associazione mafiosa così come prevista dal nostro codice penale per far capire che i criminali russi, cinesi, albanesi, eccetera che si organizzano per bande sono delle mafie. Ma niente, il professor Bechelloni continuava a ripetere e darmi sulla voce sostenendo che il codice è sbagliato. E vabbè.
È andata avanti così per un bel pezzo. Il presidente Violante, che è uomo parecchio intelligente, ha capito che non era aria e ha alzato bandiera bianca: «Se non vi avessimo ascoltati, avremmo concluso che l’informazione è uno dei fattori che generano insicurezza: ora stiamo capendo che non è così».
Ah, quasi dimenticavo: l’illuminazione. È apparsa sotto forma di sms sul mio telefonino alle 12.48: «Il Papa a Veltroni: Gravissimo degrado di alcune zone di Roma: garantire sicurezza ai cittadini e diritti agli immigrati». L’ho letto subito al presidente Violante. Il prossimo a essere convocato è lui. Così impara a soffiare sul fuoco.
Giorgio Mulè
*Direttore di Studio Aperto