«COSÌ È LA VITA» FOTOGRAFA LA REALTÀ

Con una puntata eccezionalmente trasmessa in prima serata (sabato su La7, ore 21) si è chiuso il ciclo di Così è la vita, che ha scelto di proporre una sorta di antologia dei temi e delle storie affrontati nel corso della stagione: il febbrile lavoro dei medici e la fauna umana di stanza all'ospedale Cardarelli di Napoli, alcune storie siciliane dal sapore agrodolce, i pendolari del treno espresso che viaggia tra Reggio Calabria e Milano, il declino del miracolo economico del Nord Est, i racconti dei camionisti che percorrono l'autostrada del Sole e dei poliziotti che la pattugliano. Così è la vita sarà stato probabilmente intercettato nel corso dell’anno da qualche telespettatore attratto dal modo singolare in cui i protagonisti si presentavano davanti alle telecamere, scandendo il proprio nome e cognome e facendolo seguire dalla frase: «Autorizzo La7 a utilizzare le mie immagini». Una sorta di orgogliosa rivendicazione del diritto di decidere come e quando rinunciare alla privacy e sottostare al fascio di luce delle telecamere. Il programma, firmato da Roberto Burchielli e Mauro Parissone, viene definito in gergo tecnico «real movie» e non fa che presentare storie e racconti di vita vissuta da persone come se ne incontrano tante, il che consente una fotografia della realtà di tutti i giorni senza dubbio condizionata dalla presenza delle telecamere, ma riscattata dalla realistica semplicità con cui individui comuni confessano la loro fatica di vivere, mostrando il tessuto esistenziale e professionale quotidiano. Un realismo accentuato dalla «presa diretta» e dalla lodevole scelta di rinunciare il più possibile ai «casi limite», alla presentazione di situazioni di grosso e facile impatto, a favore di una descrizione minimale ma non priva di efficacia del personale tran tran di tante vite che smettono di essere «ordinarie» nel momento stesso in cui l'indagine documentaristica s’interessa di loro. Il che dimostra, anche ammesso che ce ne fosse bisogno, come la comune debolezza narcisistica del «voler apparire» in televisione (dando, come in questo caso, «l'autorizzazione all'uso delle proprie immagini») possa produrrre buoni risultati se ben guidata da una forte curiosità umana. Anche qui, come accade in certi reality, siamo di fronte alla moderna parola d'ordine «la televisione la fate voi», grido di battaglia che ha sdoganato la smania di protagonismo della cosiddetta gente comune ansiosa di finire in tivù. Ma qui cambia il fine del mettersi in mostra e con esso la sostanza e lo spessore del risultato finale. Il ciclo di Così è la vita è durato otto puntate, ma si ha la netta sensazione che il materiale umano su cui continuare a lavorare in questo modo non mancherà in futuro.

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