Così il volo 77 si schiantò contro il Pentagono

Marcello Foa

Lo hanno tenuto nascosto per quasi 5 anni. E ora che tutti lo hanno visto, c’è da chiedersi la ragione di tanta riservatezza. L’amministrazione Bush ieri sera ha ceduto alle pressanti richieste di un’organizzazione indipendente che monitora le attività di governo, il Judicial Watch, e ha diffuso il video con le immagini del volo 77 dell’American Airlines mentre si schianta sul Pentagono, l’11 settembre 2001. «Abbiamo lottato duramente per ottenerle nella speranza che possano mettere a tacere una volta per tutte le teorie cospirative su questo tragico evento», ha dichiarato il direttore dell’osservatorio legale, Tom Fitton. In realtà le immagini aggiungono poco di nuovo.
Finora il governo americano aveva mostrato solo pochi fotogrammi dell’edificio in fiamme. L’unica sequenza disponibile non consentiva di determinare con esattezza che tipo di oggetto avesse colpito l’edificio e soprattutto mancava quella dello schianto. Le registrazioni delle telecamere di un grande albergo posto di fronte alla facciata colpita, e quelle del controllo del traffico autostradale che inquadravano il tratto presumibilmente attraversato dall’aereo negli ultimi metri del suo fatale viaggio erano state poste sotto sequesto. E questo aveva alimentato i sospetti di alcuni giornalisti. Uno in particolare: Thierry Meyssan, che nel saggio «L’incredibile menzogna» sosteneva che nessun aereo è caduto sul Pentagono. L’aereo, partito da Washington e dirottato da un commando di cinque terroristi, sarebbe stato abbattuto in volo, mentre sarebbe stato un missile a colpire il ministero della Difesa. Quel giorno morirono 184 persone: i 53 passeggeri e i sei membri dell’equipaggio a bordo, oltre a 125 tra militari e civili dipendenti del Pentagono.
Il filmato di ieri è in realtà piuttosto deludente. Le immagini sono di pessima qualità, e a prima vista sembrano assai simili a quelle viste finora. Si intravede una striscia bianca che scorre veloce verso il Pentagono, poi le fiamme, il fumo, un bagliore. A occhio nudo è impossibile distinguere la fisionomia di un aereo. Al rallentatore e con l’ingrandimento si intuisce qualcosa di più. Nel primo fotogramma si intravede quello che potrebbe essere il muso del Boeing 757; ma la velocità dell’aereo è tale che nel secondo fermo immagine si vede solo la scia, al terzo l’impatto è già avvenuto. Quel che impressiona è la traiettoria del velivolo, che non cade dall’alto in diagonale, ma radendo il suolo.
A parte Meyssan e i suoi fan, pochi credono a un complotto. Numerosi soccorritori e i testimoni di quella tragica giornata, tra cui il corrispondente della Cnn, Jamie McIntyre, hanno dichiarato di aver visto, tra le macerie, numerosi rottami del velivolo. D’altronde non si capisce per quale ragione l’esercito avrebbe dovuto sparare un missile sul proprio quartier generale. Se il Pentagono avesse voluto mascherare l’abbattimento del volo 77 avrebbe trovato scuse più plausibili. Di certo quella del missile appare la più macchinosa: difficile che sia stata elaborata e messa in atto nell’arco di poche decine di minuti. Di più: inverosimile.
Solo una domanda resta senza risposta: perché il Pentagono ha secretato filmati in fondo poco significativi? Ufficialmente perché voleva attendere la conclusione del processo a carico di Zacarias Moussaoui. Ma sebbene plausibile (il video era stato incluso tra le prove a carico del terrorista), la spiegazione non appare convincente. «Spesso far sapere è più utile che nascondere», ammoniva Sun Tzu nel manuale «L’Arte della guerra». Una massima più che mai attuale nell’era della comunicazione globale, ma curiosamente ignorata dagli stateghi dell’amministrazione Bush.