Così Walter dà una mano agli amici: case ai no global, poltrone al ribelle

I dati della Digos: quasi 250 immobili della Capitale sono occupati abusivamente

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica
Roma
- L’ecumenico Walter accontenta i palazzinari quanto gli okkupanti abusivi. Difficile dire a chi, in proporzione, il Kennedy de’ noantri ha dato di più. Degli imprenditori amici del sindaco che hanno ridotto la Capitale a una Pompei di cemento, abbiamo già detto nei giorni scorsi. Dei violenti disobbedienti che nel cemento lasciato sfitto sguazzano senza pagare alcunché (in termini economici e penali) diciamo subito che dal 2001 hanno un trattamento di favore da parte del primo cittadino: prima portandoli in giunta, poi foraggiandoli economicamente, quindi cercando sempre «soluzioni condivise» che rinviano i problemi quando non si può fare a meno di vederli. E così se sgombero dev’essere, che avvenga senza sbirri fra i piedi e che sia accompagnato da una contestuale nuova sistemazione, sempre gratuita, puntualmente migliore.

Per la prefettura «sono occupati ben 48 complessi immobiliari ad opera di appartenenti all’area antagonista extraparlamentare, ai centri sociali autogestiti, ai comitati di lotta per la casa». Alla Digos, però, ne risultano di più. Contando anche le occupazioni residenziali si parla di 248 unità immobiliari «sottratte» al legittimo proprietario. Un record. Gli inquilini no global non sborsano un euro per l’affitto, per le utenze, per la Siae. Niente licenze comunali nonostante questi luoghi autogestiti (senza fini di lucro) diventino spesso locali di tendenza, con un grasso business basato su ristorazione, vendita alcolici, concerti, dj, mostre e cineforum. L’offerta è vastissima, lo scontrino un’utopia. Dallo storico Forte Prenestino (dove si celebra la festa della cannabis) all’Angelo Mai, dal centro sociale La Torre al Rialto fino all’Esc di Testaccio dove il sindaco in persona, il 30 gennaio di quest’anno, prese le distanze dal blitz dei carabinieri e intervenne per «restituire» il locale agli illegittimi okkupanti dov’era in programma una conferenza del professor Toni Negri. Niente di strano, considerando che proprio in quella sede il Campidoglio aveva ospitato quattro eventi del festival «Enzimi».

Per questione di consenso e quieto vivere, a Walter il buonista non sembra interessare che i centri sociali rispettino la «leggina comunale» fatta su misura per loro: la delibera Canale del ’96 che voleva regolarizzare le occupazioni abusive in cambio di una serie di requisiti, tra i quali il pagamento di un canone mensile, pur simbolico, e una conclamata «buona condotta» degli inquilini. Quando l’Acea, la Spa che gestisce la distribuzione dell’energia elettrica a Roma, nel 2004 decide di staccare la luce per l’atavica morosità di una trentina di Centri sociali, questi corrono a piangere in Campidoglio.

L’amministrazione s’attiva immediatamente, interviene sotto traccia, fa finire il sit-in garantendo illuminazione eterna. E così è stato. Due anni fa in consiglio comunale la Cdl insorge contro una voce inserita nella variazione al bilancio 2005/2007 causa lo stanziamento di 80mila euro per mettere a norma centri sociali come Corto Circuito, Astra, Dulcinea, e la storica sede dell’autonomia di via dei Volsci. Alle proteste dell’opposizione che si chiede perché il Comune debba farsi carico anche di stabili privati occupati, un imbarazzatissimo Veltroni fa rispondere che no, non è proprio così, che i lavori si faranno solo quando verrà accertata la reale proprietà degli immobili. Per via dei Volsci, infatti, stava per sorgere un problema serissimo ma dal cilindro del mago Walter a dicembre 2005 saltano fuori altri 81mila euro per l’acquisto dello stabile e la cessione, gratis, ai compagni al quartiere San Lorenzo. A proposito di case. Un grande elettore del sindaco era Nunzio D’Erme, consigliere «indipendente» eletto con Rifondazione, referente dei movimenti nella casa comunale, e soprattutto assessore ombra alla casa con la «sua» Action specializzata in espropri immobiliari. Veltroni inizialmente premia D’Erme con una delega al «bilancio partecipato», ma l’anima ribelle del disobbediente ad ottobre 2003 mette in imbarazzo il primo cittadino versando una camionata di letame davanti a casa Berlusconi. Veltroni gli fa dare le dimissioni, ma contestualmente «gira» la delega ad Action, per la gestione dell’emergenza abitativa, attraverso undici sportelli aperti in altrettanti municipi. Si crea così una «linea preferenziale» di assegnazione delle case popolari, con gli okkupanti amici che scalvalcano chi da anni aspetta in graduatoria.

Alle elezioni del 2006, D’Erme crea la lista «RomArcobaleno» sponsorizzata dal masaniello Francesco Caruso, che ha in lista esponenti di spicco dei centri sociali: da Lorenza Federici (Astra) ad Anna Maria Tinca (Corto Circuito) e Erica Silvestri (La Strada). Ma tra gli strascichi di un arresto e una raffica di denunce, per il capolista Nunzio alle urne è un flop. E Veltroni, che nuota in un consenso plebiscitario, può permettersi di smarcarsi dall’ex alleato continuando a tenersi buoni i referenti dei 40 e passa centri sociali. Nella sua straordinaria trasversalità, Walter si dimostra magnanimo anche con la destra, concedendo un garage in periferia anche ai «no global» neri del Foro 753.

Sulle accuse del pericolo sociale rappresentato dalle okkupazioni, l’amministrazione Veltroni glissa. Non apre bocca sull’escalation di intimidazioni e aggressioni alla Garbatella, dove ha sede il centro sociale «La Strada», che già Rutelli aveva tentato di sgomberare salvo fare un rapido dietrofront. Vittime designate, i militanti del locale circolo di An, picchiati al bar mentre attaccano manifesti o insieme ai figli. Nonostante denunce e un dossier, polizia e carabinieri non riescono a intervenire nei centri sociali senza pestare i piedi alla politica comunale. Un problema ricorrente, a Roma, anche con le indagini sugli anarchici e le Br. Al Forte Prenestino, qualche anno fa, per arrestare dei trafficanti di droga, le forze dell’ordine impiegarono cinque anni per la difficoltà a svolgere indagini in un ambiente impermeabile per le divise. Non ci crederete ma pure il ripristino della legalità passa per le mani del taumaturgo Veltroni. Quando si trattò di sgomberare gli extracomunitari dall’ex centro sociale Snia Viscosa, il sindaco dettò le condizioni al prefetto Serra: gli italiani non si toccano, i clandestini invece usciranno senza che la polizia proceda ad alcuna identificazione. Operazione riuscita. Altro che Bossi-Fini, l’unica legge è quella del Re Sole Veltroni: L'état, c'est moi, lo Stato sono io. (ha collaborato Marcello Viaggio)